gioia 22 scheggia di vetro
gioia 22 scheggia di vetro

Gioia 22 non è solo l’indirizzo ma anche il nome di un nuovo grattacielo che ancora prima di essere terminato ha già un soprannome che è tutto un programma: Scheggia di Vetro.

 

Con i suoi 26 piani per un’altezza di 120 metri, è all’avanguardia dal punto di vista tecnologico e di sostenibilità ambientale. Per chi avesse dei dubbi sul “dove siamo” il nuvo grattacielo sarà quasi di fronte, sul lato opposto di via Melchiorre Gioia, del palazzo della Regione Lombardia.

Non serve uno sforzo di memoria particolare per rivedere quello che qui c’era fino a poco tempo fa: l’edificio dell’Inps con le sue 200 tonnellate di amianto, rimosse l’anno scorso nella prima fase dei lavori di costruzione del nuovo complesso.

Gioia 22, la Scheggia di Vetro: emissioni ridotte

L’edificio avrà qualcosa come 6000 metri quadrati di pannelli fotovoltaici che permetteranno una riduzione dell’uso di corrente del 75% rispetto ad altri grattacieli e che si traducono rispetto al passato ad una minore emissione annua di anidride carbonica par a 2260 tonnellate: la stessa cosa che potrebbero fare, per intenderci, 4500 alberi.

A lavori ultimati, troveremo piste ciclabili ed aree pedonali oltre a luoghi appositamente studiati per il pubblico in un’ampia zona verde: non solo quindi un edificio, ma una zona ad uso collettivo.

Gioia 22, la Scheggia di Vetro: pronto nel 2020

I lavori saranno terminati come da programma nel 2020: in attesa di poter entrare e constatare di persona questo nuovo edificio milanese, ecco come si è espresso  Manfredi Catella, amministratore delegato di Coima, development manager per la gestione tecnica dello sviluppo urbano ed edilizio:

“Milano può candidarsi come laboratorio europeo di innovazione nello sviluppo del territorio, con progetti di nuova generazione in grado di contribuire alla composizione di una ricetta italiana vincente nel realizzare edifici sostenibili che sappiano coniugare rendimento economico e sociale”.

gioia 22 scheggia di vetro
gioia 22 scheggia di vetro

 

Articolo precedenteLoggia degli Osii, un restauro storico
Articolo successivoLa leggenda della Befana in dialetto milanese
Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...