Felice Casati nacque a Milano nel 1579 e, diventato frate cappuccino nel 1601 a ventidue anni, si dedicò dapprima all’insegnamento. Tra il 1615 e il 1630 prestò il suo servizio a Lugano, Merate, Orta e Vigevano.

La via che gli dedica Milano è tra Porta Venezia e la Stazione Centrale e incrocia via Lazzaretto non a caso: il motivo è legato al ruolo che ebbe il frate cappuccino durante la peste del 1630 quando del Lazzaretto meneghino gli fu affidata la direzione.

Nel 1630, a Milano imperversava l’epidemia di peste che in primavera stava entrando nella fase più acuta, motivo per cui diventò necessario affidare la direzione del Lazzaretto ad una personalità ritenuta in grado di assicurarne un funzionamento ordinato e regolare. I magistrati del tribunale della Sanità chiesero aiuto all’Ordine religioso del frate affinché designasse un confratello a ricoprire il ruolo tanto impegnativo quanto gravoso: la scelta cadde sul nostro protagonista, che si insediò il 30 marzo.

Felice Casati aveva pieni poteri amministrativi e giudiziari sulla struttura, sul personale dipendente e sui ricoverati. Come è facile immaginare il frate contrasse il morbo poco dopo aver assunto l’incarico, venne curato, guarì e, già all’inizio di giugno, fu in grado di assolvere il suo compito con grande senso di abnegazione; seppe coordinare e gestire ogni aspetto nel migliore dei modi, compresa l’assistenza spirituale degli ammalati.

La figura del Casati compare nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni: è il “padre Felice” che, dal portico della cappella, fa un solenne ragionamento a cui assiste Renzo, recatosi al Lazzaretto in cerca di Lucia.

Nel febbraio 1632 i cappuccini lasciarono finalmente il lazzaretto a seguito della ufficiale dichiarazione di cessazione dell’epidemia: negli anni seguenti, Felice Casati diventò guardiano del convento di San Vittore a Milano e poi del convento dei SS. Apostoli a Cremona, e successivamente ebbe incarichi a Como ed Erba.

Le capacità amministrative e diplomatiche dimostrate durante il suo lavoro al Lazzaretto gli procurarono l’ambasciata del Consiglio di Milano, che lo mandò in Spagna (all’epoca padrona di Milano) a negoziare su questioni finanziarie: la missione ebbe successo, ma alcuni ministri dello Stato milanese rischiavano di finire sotto inchiesta a causa dei conti emersi nelle trattative in madrepatria, e fu così che Felice Casati venne spedito senza indugi in Corsica, mentre le acque si acquietavano….

Dopo due anni di purgatorio, il frate tornò in patria e venne eletto custode generale per il capitolo dell’Ordine ma durante il viaggio verso Roma si ammalò, morendo a Livorno nel 1656, nel suo settantasettesimo anno di vita.

felice casati
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