El Pret de Ratanà. E chi non ne ha sentito parlare almeno una volta. Prete, guaritore, taumaturgo, una sorta di santone, ma per una volta tanto detto nel senso buono.  Alzato dal basso, abbassato dall’alto.

Nasce nel 1867 Giuseppe Gervasini nel piccolo comune di S. Ambrogio Olona. Mamma lavora in filanda, mentre papà in cava. In breve decidono per il trasferimento a Milano, sperando in qualche opportunità in più, così ad accoglierli è l’isola. Il quartiere oggi in pieno rilancio ed alla moda ma che storicamente non ha mai avuto a che fare nè con uno nè con l’altra. Quartiere poverissimo e naturalmente malfamato, spinge i genitori a mandare il figlio a Varese per i suoi studi.

Il padre muore e Giuseppe è attirato dal sacerdozio, così si iscrive al collegio piemontese di Valdocco, quello di Don Bosco. Torna a Milano poco dopo quando a lasciarlo è anche la madre, terminando così gli studi in porta Venezia. Tempo un paio d’anni e viene spedito a Caserta per il servizio di leva. Momento importantissimo, perchè qui era l’addetto alla sanità, il che gli permette di approfondire ed affinare le sue conoscenze erboristiche. E’ comunque il Duomo che lo vede ordinato sacerdote nel 1892 e Milano che lo vede impegnato nella preparazione di decotti ed unguenti.

El Pret de Ratanà: solo credenze popolari?

I rimedi funzionano, i malati guariscono, la curia non gradisce. Inizia il suo vagabondaggio forzato tra una parrocchia l’altra intorno alla città. Una breve parentesi in San Vittore al Corpo per poi finire a Retenate dove rimane fino al 1926, diventando el Pret de Ratanà. Le sue guarigioni e l’ovvia fama che lo circondano gli costano anche la sospensione A Divinis ad opera del Cardinal Ferrari (pressato dal Conte Greppi). Non che a Don Gervasini interessasse particolarmente. Non smette mai di dire messa e di esercitare come guaritore.

Uno dei suoi pazienti miracolati gli regala nel ’26 una piccola casa a pochi passi da cascina Linterno, in quella che oggi è via Fratelli Zoia. Qui si si arrivava con il 34, fermata in via Forze Armate, ribattezzata la fermata del Pret de Ratanà. Il pellegrinaggio alla casa era continuo, tanto che ormai per i milanesi era la “Casa dei Miracoli”.

Esiste ancora al 181 di via Fratelli Zoia, come esiste il suo busto al Monumentale. Sarà il Cardinal Schuster, amico, a revocare la sospensione e a prepararlo per l’aldilà nel 1941, mentre sono i milanesi a pretendere la sua sepoltura al Monumentale, accompagnando in massa la salma. E’ popolare anche la cifra necessaria per un busto funebre che lo ricordasse: oggi ancora porta ben visibili i segni di tutto l’affetto milanese.

La carezza alle mani del busto, l’amatissimo Don Giuseppe Gervasini, el Pret de Ratanà.


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Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...