Vittorio e Luigi Ragno: benvenuti alla Ditta Guenzati

Vittorio e Luigi Ragno sono i titolari della Ditta Guenzati, la bottega storica più antica di Milano. Negli ultimi mesi si è letto molto riguardo alla loro battaglia contro le Generali. Noi abbiamo chiesto a Luigi (figlio di Vittorio) di aggiornarci un po’. Ma era impossibile non partire dalla loro storia, lunga 250 anni…

Mettetevi comodi, inizia un viaggio che parte dalla Milano del 1768…

Il vostro negozio esiste dal 1768…fa quasi impressione! Qual è la vostra storia? 

“La lunga storia della Ditta Guenzati ha inizio durante il Ducato di Milano sotto il governo asburgico (1714-1796), quando nel 1768 Giuseppe Guenzati fonda col proprio nome l’omonima ditta nell’antica Contrada dei Fustagnari al fondaco n. 1677, che un secolo più tardi scomparirà dalla topografia cittadina in seguito alla riprogettazione della piazza Cordusio alla fine dell’Ottocento.

A quell’epoca Milano è considerata uno dei centri serici più importanti d’Europa, e Giuseppe, determinato ad approfittare delle straordinarie opportunità offerte dalla piazza milanese, decide di dedicarsi prevalentemente al commercio di sete e fustagni, che negli anni a venire faranno la fortuna della sua azienda. Al sopraggiungere della sua morte è il figlio Agostino, già presente in bottega in qualità di garzone, a seguire le orme paterne e ad assumere la conduzione dell’attività familiare garantendone la continuità e l’indirizzo commerciale.

Pur vantando un’affermata esperienza nel campo dei tessuti pregiati ed annoverando tra la propria clientela le famiglie più illustri e benestanti della città, la Guenzati agli inizi dell’800 risulta ancora essere una bottega di piccole dimensioni con un modesto giro d’affari. E’, invece, durante la gestione di Giuseppe, figlio di Agostino, omonimo dell’avo fondatore e già presente in azienda dal 1831, che si realizza quel salto di qualità tanto auspicato con il conseguente consolidamento economico della famiglia, che consentirà ai Guenzati di conquistare una posizione di prim’ordine nel commercio dei tessuti di pregio sulla piazza milanese.

L’anelato successo giunge, non solo per le naturali doti imprenditoriali dei Guenzati nel settore tessile, ma anche e soprattutto per la fama acquisita da Giuseppe “junior” negli anni quaranta del XIX secolo grazie alle sue apprezzate qualità d’intermediario nelle operazioni di compravendita della seta. In quell’epoca infatti il giovane Guenzati affianca alla sua professione di commerciante in tessuti quella di “sensale”, ovvero di mediatore tra i compratori e i venditori di sete.

In questo periodo di particolare prosperità economica Giuseppe fa la conoscenza di un illustre e alquanto carismatico personaggio: Don Giovanni Bosco.

Fervente cattolico praticante Giuseppe e la sua famiglia frequentano regolarmente la vicina Parrocchia di San Sempliciano e conoscono molto bene Don Allievi, che a quel tempo è responsabile dell’annesso Oratorio di San Luigi situato nell’allora Via Santa Cristina fondato per accogliere gli sbandati della città. E proprio presso quell’oratorio, dove il Santo trova ospitalità durante il suo primo viaggio a Milano del 1850, che Giuseppe incontra Don Bosco, un fugace iniziale incontro che darà inizio ad un fitto scambio epistolare e ad una profonda amicizia destinati a durare fino alla morte di Giuseppe. Restano negli annali della Guenzati a testimonianza della stretta relazione tra i due, la volta che nel 1865, durante il suo secondo viaggio a Milano, Don Bosco trovò ospitalità presso la Casa Guenzati, dove ottenne dal Signore un miracolo in favore di una certa Marietta Pedraglio; la giovinetta infatti affetta da un male incurabile, in quell’occasione aveva ottenuto la completa guarigione grazie all’intercessione di Don Bosco, e 44 anni più tardi sarà Carolina Guenzati Rivolta, figlia di Giuseppe e Rosa Casati, a testimoniare il miracoloso episodio avvenuto nella casa paterna di Via Fustagnari 1 durante il Processo di Canonizzazione per la santificazione di Don Bosco avviato nel 1909, che si concluderà con la sua beatificazione nel 1929 e la seguente proclamazione a Santo nel 1934.

Dopo la morte di Giuseppe la moglie Rosa Casati assume la totale conduzione dell’azienda, dando inizio a quelli che saranno gli ultimi sei anni della gestione Guenzati della bottega di Via Fustagnari. I suoi due figli, Agostino e Carolina, infatti, non essendosi mai interessati all’attività commerciale della propria famiglia, se non in maniera del tutto occasionale, lasciano alla sola madre la conduzione della stessa, fino a quando, il 31 agosto 1876, determinata a ritirarsi definitivamente dagli affari, Rosa Casati Guenzati decide di cedere a titolo completamente gratuito l’intera attività ai suoi due più meritevoli dipendenti con la solenne promessa di doverne mantenere la medesima denominazione commerciale. Così dopo poco più di un secolo la famiglia fondatrice, che aveva sempre tramandato, per tradizione, l’azienda di padre in figlio, esce di scena, passando il testimone ai suoi due più fidati collaboratori Giovanni Battista Tomegno e Luigi Meda. Insieme i due soci dirigono l’azienda fino al 1913, anno in cui quest’ultimo è costretto a ritirarsi dagli affari a causa di gravi problemi di salute. Da quel momento Tomegno rimane solo alla conduzione della sua bottega avvalendosi dell’aiuto dei suoi tre figli Giuseppe, Domenico e Luigi.

Ben presto la passione per i tessuti spinge i tre fratelli ad unire le forze, e grazie alle loro spiccate capacità individuali forniscono un prezioso contributo al successo dell’azienda paterna di Via dei Mercanti, che tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento assurse a grande notorietà. Tra i clienti più illustri della Guenzati meritano di essere ricordati nomi come Galtrucco, Loro Piana, Meda, Rivolta, Crespi; come pure famiglie dell’alta borghesia meneghina quali i Borletti, i Cantoni, i Ponti, i Basetti, i Mondadori, i Pirelli; e nobili esponenti della aristocrazia milanese come i Dal Verme, i Castelbarco, i Dugnani, i Porro, i Melzi, i Lampugnani e i Visconti di Modrone, per nominarne solo alcuni.

Dopo la morte del padre i tre fratelli assumono la completa direzione dell’attività, ma il periodo che si trovano ad affrontare in seguito  alla crisi mondiale del ’29, il difficile ventennio fascista e la rovinosa II Guerra Mondiale è tutt’altro che facile; il dopoguerra richiede enormi sforzi da parte di tutti per ripartire, eppure in questo drammatico scenario i fratelli Tomegno non si scoraggiano, da ottimi commercianti sono più che mai determinati a mantenere alto il prestigio della loro azienda sulla piazza milanese. E così forti della loro rodata esperienza nel campo dei tessuti e della loro abilità nella ricerca meticolosa delle stoffe di alta qualità, i tre fratelli conferiscono un nuovo slancio al loro commercio di tessuti, grazie anche ad una rinnovata ed efficiente rete di rappresentanti attivi su tutto il territorio nazionale, che in breve tempo procurerà alla Guenzati l’attribuzione di fornitrice ufficiale di molti istituti religiosi ed ospedalieri, nonché di numerose associazioni teatrali e di diverse fabbriche automobilistiche.

Tuttavia alla fine degli anni sessanta il fiorente commercio della pregiata ditta appare spento e in declino; la morte di Giuseppe avvenuta il 26 giugno del 1959 sembra svigorire l’attività familiare e, inconsapevolmente, accompagnarla verso l’ultimo atto dell’era Tomegno in Ditta Guenzati. Di fatto Domenico e Luigi da quel momento si limitano a gestire “stancamente” gli affari più importanti di famiglia, rimettendo al loro fidato personale il rapporto diretto con la clientela e preparando così il campo a ciò che nel 1968 originerà il secondo passaggio di mano tra proprietari e dipendenti, com’era già accaduto 92 anni prima. Ormai appagati da tanti anni di successi e dai cospicui profitti così ottenuti, i fratelli Tomegno, anziani e senza eredi, decidono di cedere la loro bicentenaria azienda ai commessi più giovani Vittorio Ragno e Angelo Moretti, che il 5 giugno 1968 diventano ufficialmente i nuovi titolari, dando continuità a quell’insolita tradizione, che da sempre caratterizza la Ditta Guenzati: quella di affidare l’attività ai dipendenti più meritevoli, visto che l’azienda nel corso dei suoi 249 anni di vita non è mai stata venduta, ma solo ceduta gratuitamente ai commessi più meritevoli con la solenne promessa di non cambiarne il nome!

I due giovani titolari si rendono immediatamente conto che il commercio dei tessuti così com’era concepito dai Tomegno risulta oramai troppo statico ed obsoleto, destinato sicuramente a soccombere, se non rivoluzionato da un rinnovato modo di fare impresa. Non senza timori Vittorio e Angelo accettano l’ardua sfida di riportare la Guenzati ai fasti di un tempo per tornare ad essere competitivi in un mercato in forte espansione e restituire all’azienda quel ruolo di prim’ordine che nel passato aveva reso grande la loro ditta. Il primo passo è quello di abbandonare definitivamente il commercio all’ingrosso di tessuti e telerie divenuto oramai troppo dispersivo e ben poco rimunerativo, concentrando tutte le energie disponibili nel commercio al dettaglio. Questa prima fase di rinnovamento viene decisa sulla base di un’attenta osservazione delle nuove correnti della moda che stanno investendo il nostro paese dedicando particolare attenzione alle nuove esigenze e ai nuovi gusti dell’affezionata clientela. All’inizio degli anni sessanta dal Regno Unito spirano forti venti di cambiamento che in breve tempo influenzeranno profondamente il modo e il gusto di vestire degli italiani, e così sfruttando lo slancio derivante dal boom economico e dall’apprezzamento del british style nei salotti della Milano bene, i due giovani soci appaiono più che mai risoluti a cavalcarne l’onda innovativa. Una serie di fortunate concomitanze spingono Vittorio e Angelo a rivoluzionare l’offerta dei loro prodotti rivolgendo particolare attenzione ed investimenti al consolidato mercato britannico forte della sua secolare tradizione tessile. Così a duecento anni dalla sua fondazione, accanto alle tradizionali stoffe d’abito per uomo e donna, tra gli scaffali compaiono in quantità consistenti tweed scozzesi e donegal irlandesi, tartan e pettinati doppio ritorti, cheviot e sportex, tutti tessuti tipici della produzione tessile d’oltremanica, e per la prima volta vengono introdotti in negozio tutti quegli accessori per l’abbigliamento di marcato stampo anglosassone che caratterizzano a tutt’oggi il rinomato stile Guenzati. E’ un momento epocale per l’antica bottega di tessuti di via Mercanti che nell’arco di pochi anni si trasforma in un luogo unico nel suo genere ed un punto di riferimento esclusivo non solo per l’affezionata clientela, ma anche per i moltissimi turisti che ogni anno vengono a visitare la città meneghina da ogni parte del mondo.

Il sodalizio Ragno-Moretti dura poco più di 40 anni; durante questo lasso di tempo si concretizza quella graduale ma indispensabile trasformazione che porta ad una sostanziale diminuzione delle tipologie di tessuti commercializzati (tartan, tweed e pettinati d’abito a parte) e nel contempo ad un significativo incremento degli accessori, soprattutto nel settore della maglieria e della cappelleria con un occhio di riguardo alle produzioni artigianali provenienti soprattutto dal Regno Unito e dall’Irlanda, ma anche dall’Italia e dalla Germania.

Alla fine del 2009, dopo oltre 50 anni di attività, Angelo Moretti, ormai convinto che sia giunto il momento propizio per ritirarsi dagli affari, decide di lasciare la Guenzati. La sua uscita si concretizza definitivamente il 10 febbraio 2010, giorno in cui Luigi, figlio di Vittorio, rileva la totalità delle sue quote societarie ed affianca il padre nella conduzione della bicentenaria azienda”.

Negli ultimi mesi si è letto molto di voi a causa dello sfratto di Generali, per dare inizio ad un profondo progetto di ristrutturazione del Palazzo Venezia da parte della proprietà stessa. Svariati articoli sulle testate più importanti, raccolte firme, campagne di solidarietà. A che punto siamo?

“In seguito all’incomprensione tra noi e la proprietà su una possibile ricollocazione della nostra attività nel progetto di cui sopra, con il risultato di dover abbandonare per sempre la nostra collocazione territoriale dopo “solo” 250 anni, è iniziata una seconda raccolta firme che fa seguito a quella fatta due anni fa in occasione del censimento i “Luoghi del Cuore” indetto dal FAI al termine del quale ottenemmo lo strabiliante risultato di aver ottenuto oltre 31.000 voti permettendoci di ottenere il 5° posto nella classifica nazionale e addirittura il primo in quella regionale e cittadina. In queste prime tre settimane abbiamo già raggiunto il ragguardevole traguardo di oltre 5.500 firme, che ci fa ben sperare che si possa tradurre in un altro splendido risultato. L’affetto della gente è assolutamente incredibile; social, media e stampa stanno dando ancora una volta particolare risalto a questa causa, ed è pertanto lampante che Milano, e non solo, non voglia perdere questa preziosa eccellenza, inestimabile fonte di storia, tradizione e memoria, solo le Istituzioni sembrano sorde e del tutto latitanti a riguardo. E’ oramai chiaro a tutti che i vari riconoscimenti, le targhe e gli attestati siano del tutto insufficienti ed inefficienti a tutela questo patrimonio cittadino che le Botteghe Storiche rappresentano e che palesemente i cittadini vogliono conservare a discapito di quei modelli commerciali asettici proposti dalle multinazionali privi di anima e tradizione”.

Non è la prima volta che una bottega storica subisce un cambio di indirizzo, ma voi avete deciso di non perdervi d’animo. Chi vi sta sostenendo e come?

“Siamo convinti che la Bottega Storica in quanto tale abbia un valore identitario territoriale unico, impareggiabile e non replicabile altrove. Poco senso avrebbe costringerle a cambiare sede a tutti costi snaturandone il carattere; sarebbe come estirparle dal terreno in cui sono nate cresciute ed affermate, dando valore al proprio territorio, e trapiantarle in un altro luogo che non gli è assolutamente consono per i motivi di cui sopra. Ad oggi la nostra è l’ultima testimonianza commerciale esistente dell’Antico Cordusio, La Ditta Guenzati già esisteva ancor prima che le Generali costruissero il loro bel Palazzo in Piazza Cordusio; la Casa Guenzati già c’era prima che la Via Mercanti fosse aperta verso il Cordusio, costituendone, in parte, uno dei lati che circondavano il Nuovo Broletto; la Ditta Guenzati già esisteva prima ancora che demolissero l’antica Porta Cumana che collegava la Piazza Mercanti con la contrada dei Fustagnari. Queste sono memorie storiche che si ritrovano solo nei libri, la nostra azienda invece le ha vissute in prima “persona” e ne è una testimonianza vivente. Ciò che muove queste attività non sono solo le mere leggi del profitto, ma molto di più perché portatrici di tradizioni autentiche e memorie uniche dando per questo valore al proprio territorio”.

Ogni anno il Comune di Milano riconosce nuove botteghe storiche e le segnala attraverso un bollino identificativo che viene messo in vetrina. Crede che servirebbe altro a tutela di questo patrimonio storico/economico di Milano? In fondo rappresentano la storia commerciale del ‘900 meneghino….

“Riprendo quanto detto prima: albi, pergamene, attestati, premi, medaglie sono riconoscimenti che assumono valore solo nel momento in cui sono supportati da una reale volontà politica di preservare e difendere questi gioielli che tutto il mondo c’invidia. Tanto se ne è parlato durante l’anno dell’EXPO, e tanto sono state decantate le nostre durante quei sei mesi in cui su Milano c’erano puntati gli occhi di mezzo mondo. E se tutto ciò concorre a costituire il nostro patrimonio culturale perché allora non tutelarlo con strumenti reali che ne garantiscano la continuità? La desertificazione dei centri storici è sotto gli occhi di tutti con il drammatico effetto di consegnare un terreno fertilissimo solo a brand affermati e a multinazionali che possono permettersi di pagare affitti e location a cifre iperboliche con la diretta conseguenza d’impoverire il territorio da quegli autentici valori che da sempre invece lo rappresentano. Si parla molto in queste ultime settimane di dar vita in Cordusio a questo nuovo polo dello shopping sotto la “falsa” etichetta di voler restituire l’area alla sua antica vocazione commerciale; questo progetto, proposto dal creativo Comitato “Cordusio 2020” costituito dai proprietari dei palazzi che occupano l’area in questione, potrebbe anche rivelarsi interessante, ma resto della ferma convinzione che la creazione di un sì fatto  polo innovativo dello shopping significherà quasi certamente consegnare l’intera area a brand che oramai i turisti possono trovare benissimo anche a casa loro, traducendosi a lungo termine in un micidiale autogol commerciale per tutta la città con il nefasto risultato che di ciò che sarà stato spazzato via vi resterà soltanto un mero sbiadito ricordo!

Ultima domanda: ci svela qualche nome noto che è passato da voi nel corso di questi 250 anni?

Credo di averlo già svelato nel racconto della nostra storia, comunque primo fra tutti resta certamente Don Giovanni Bosco, oltre a molti nomi conosciuti della nobiltà e della aristocrazia milanese (vedi sopra); ma se guardiamo al periodo più “recente” possiamo ricordare Lucio Battisti, Olga Villi, Massimo Serrato, Alberto Lionello, Massimo Magrì, Gabriele Salvadores, Giacomo Poretti, Cochi Ponzoni, Alessandro Sallusti, Alessandra Facchinetti, Antonello Fassari, On. Claudio Martelli, On. Corrado Passera… giusto per nominarne alcuni.

LASCIA UN COMMENTO

Scrivi tuo commento
Scrivi tuo nome