Edicola: un termine che abbiamo visto in tante occasioni su queste pagine, ma che oggi vogliamo trattare nella sua accezione più… diffusa: i posti che vediamo sempre meno spesso in città dove si vendono giornali, riviste e tanto altro.

 

Come per altre attività, l’edicola ha perso negli ultimi decenni una parte della sua funzione: quello che fino agli anni ’90 (forse) era il loro “monopolio”, la vendita dei quotidiani, è andato via via esaurendosi, visto che oggi le notizie le abbiamo dal web e la carta stampata la possiamo comprare anche al supermercato.

Per molte generazioni l’edicola o per meglio dire l’edicolante, era la prima o al massimo la seconda persona che si incontrava al mattino: senza scomodare mio zio che mai avrebbe pensato che la giornata potesse cominciare senza la lettura del suo Corriere della Sera, anche per quel che mi riguarda, buona parte dei miei primi 25 anni, la mattina subito dopo il caffè c’era l’appuntamento in edicola con il Sole 24 ore.

Ma l’edicola è sempre stata il riferimento anche per tante altre cose: chi di voi non è mai andato a comprare le figurine? O le riviste di gossip? Ed anche, dai confessate, le riviste per adulti? Per farla breve, l’edicola ha sempre svolto un ruolo importante nella vita di tutti.

Edicola ed edicolante: due figure uniche

E per dirla tutta è sempre stata bello il rapporto veloce, alla milanese, con l’edicolante di turno: bastava poco per far sì che il semplice acquisto del giornale diventasse un momento di riflessione sui temi che, spesso, riportavano in prima pagina i quotidiani; due battute, un pensiero e via. E non solo: con il passare del tempo si instaurava una complicità con l’edicolante che, almeno per quel che mi riguarda, mi permetteva di avere uno sguardo sul mondo diverso.

Già perchè loro, al pari forse di chi lavora nelle portinerie dei condomini, sanno sempre tutto di tutti. E dispensavano idee, suggerimenti, idee, opinioni e pareri. Ricordo come fosse ieri quando il mio edicolante mi confidò di avere la certezza che un titolo quotato da lì a poco sarebbe esploso. Lo aveva saputo da uno che… lo fa di mestiere. Un insider trading casereccio, non c’è che dire.

Ma come si diceva queste realtà sono via via diminuite: capita di passare in zone della città dove fino “All’altro ieri” c’era il chiosco dell’edicola ed oggi non c’è più. Parliamoci chiaro: non è un lavoro per tutti. Ci si alza presto al mattino, si sta sempre lì, al freddo ed al caldo, 365 giorni all’anno no, ma 340 sì. Si vedono sempre più persone anziane segno che i giovani non hanno dato il cambio.

Versione 2.0: ci riusciranno?

Non è sempre così per fortuna: negli ultimi anni si sono anche modernizzate, vendendo più cose ed offrendo servizi diversi, ma la competizione come sempre è fortissima.

Tutto farebbe pensare che l’edicola appartenga ad una città che non c’è più, che debba essere considerata come un ricordo di quella Milano, ma vale per quasi tutte le grandi città, che stiamo perdendo quasi senza accorgercene.

Potrebbe essere giusto così, chi lo sa, ma personalmente spero che possa essere trovato quel guizzo, quel modo per permettere a queste realtà di sopravvivere ed essere presenti lungo le strade milanesi.

Cosa succederà lo vedremo con il passare del tempo: io ad ogni modo,  adesso vado in edicola a comprare il giornale.

edicola
edicola
Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...