La Storia è un tema ricorrente degli ultimi interventi istituzionali del Presidente del Consiglio. Qui si fa la Storia.

 

L’affermazione non è campata in aria, perché l’era Covid19 rimarrà sicuramente nella Storia. Molto meno sicure sono le previsioni di chi o che cosa verrà ricordato dai posteri in questa storia. Per capirci, fino a qui di Storico si è fatto ben poco, ma analizzando questa situazione e dando una rapida occhiata ai fatti accaduti in Italia negli ultimi decenni, la Storia ci racconta già un elemento incontrovertibile. Non abbiamo mai un piano.

Scorrendo velocemente le cronache troveremo una serie di eventi che la stessa stampa definisce un’emergenza. Dissesto idrogeologico, Valtellina, Sarno, Versilia, Venezia, solo per citarne alcuni. Un terremoto, un’ondata di sbarchi, i rifiuti, possiamo fare un elenco piuttosto corposo. La linea comune a tutti questi eventi è la frenetica attività emergenziale che ne è seguita.

Chiunque lavori in prima persona nel ramo emergenza, Protezione Civile, Esercito, Forze dell’Ordine, Operatori Sanitari, vi potrà confermare che il massimo dei piani messi nero su bianco ed eventualmente testati sul campo riguardano un deragliamento, un attentato terroristico, eventi singoli, anche di inaudita violenza e gravità, ma tutto sommato circoscritti nei luoghi e nei tempi.

La Storia recente ci dice che ad eventi più complessi la risposta è sempre stata macchinosa, protocollata, parzialmente improvvisata. Si potrà obiettare che non si può prevedere il futuro, ma tornando al presente, non è la prima epidemia di una certa pericolosità che miete vittime in giro per il mondo. Il solo fatto che nel recente passato non sia toccato anche a noi, non giustifica che non sia stato approntato un modus operandi adeguato da adottare. Ancora una volta si è improvvisato.

E qui viene la buona notizia, gli Italiani sono bravissimi a improvvisare. Non starò a citare per intero un diffusissimo post virale che elenca i prodigiosi usi di stampanti 3D per valvole respiratorie, le riconversioni delle aziende, le iniziative di volontariato. Decine di protocolli infranti e migliorati da intelligenza e buon senso. L’elenco è lunghissimo e fa sperare. Perché superata l’emergenza sanitaria lo stesso spirito di improvvisazione, innovazione, ferrea volontà di andare avanti sarà indispensabile per la sopravvivenza economica, ma qui torniamo al punto dolente. Non avere un piano.

Ecco probabilmente a questo punto la schiera dei vari burocrati, degli azzeccagarbugli e perché non citarli, dei corrotti ed avidi personaggi che tiene le fila del paese, dovrà prendere coscienza del fatto che se non sono in grado di fornirlo loro un piano, dovranno sciogliere le briglie, dovranno farsi da parte o mettere in condizione chi ha mezzi e volontà, di correre al massimo delle sue possibilità.

Perché la Storia recente d’Italia ci dice chiaramente che non si è stati in grado di programmare quasi nulla, ma si è efficientissimi nel bruciare le ali di chiunque provi a volare. Orpelli, timbri, cervellotiche autorizzazioni da schiere sterminate di Enti autoreferenziali, bisogna andare oltre, e non mi si obietti che una mancanza di controllo favorirà i delinquenti, perché ad oggi con tutte le bizantine procedure in atto, chi ruba è il primo a trovare la via del successo.

Abbiamo le risorse, siamo un popolo che TUTTI amano, chi altri lo può dire? Gli attestati di stima ed affetto che ci arrivano da ogni angolo del pianeta ci fanno stare a testa alta, perché anche qui la Storia recente è testimone di come ci relazioniamo con gli altri paesi.

Ecco allora il piano, lasciamo agli Italiani la strada spianata, diamogli le scarpe adatte alla pista e allora si vedrà chi arriva più lontano

L'importanza di avere un piano
L’importanza di avere un piano