Porta Romana fotografata da Renato Fantoni
Porta Romana fotografata da Renato Fantoni

Porta Romana: oggi arriveremo da queste parti, ma come di consueto, la meta finale è preceduta da un giro che deve aprirci gli occhi sulle bellezze della nostra città.

Iniziamo come sempre con il scendere dalla metropolitana: la fermata oggi è Crocetta (linea 3, la gialla); perchè qui? Perchè non siamo poi così distanti dalla nostra destinazione e soprattutto perchè lungo la strada ( con qualche deviazione), abbiamo diverse cose da vedere.

Sappiamo che quando si viene da queste parti magari perchè si lavora in zona o alla ricerca di qualche negozio, non si ha l’abitudine di guardare qualcosa di diverso rispetto a quanto si cerca: un’abitudine che vi assicuriamo, andrebbe tolta. Vi diamo una mano, consigliandovi proprio da qui, di alzare lo sguardo per vedere, giusto per citare qualcosa, la statua di San Calimero (è qui dagli inizi del 1700), così come il famoso teatro Carcano. Spendiamo due parole su quest’ultimo: prima di lui qui avremmo trovato il convento di San Lazzaro ma poi, nel 1803 ecco che il buon Giuseppe, Carcano per l’appunto, decise di costruire il teatro. Ricostruito poi un secolo dopo, ebbe grande successo fino all’inizio della Milano da bere quando cambiò veste e divenne un cinema. Non per tanto però: oggi è nuovamente un teatro, anche se viene usato come aula dall’università statale.

Guardiamo corso di porta romana con le spalle rivolte verso il centro: là in fondo la nostra meta,ma noi prendiamo la via sulla destra, corso di porta Vigentina. Non allarmatevi, facciamo solo pochi passi e poi torneremo sulla retta via. Non possiamo però non mostrarvi Santa Maria al Paradiso sulla destra: (ri) edificata nel 1590 ha al suo interno diversi dipinti che originariamente stavano nell’unica delle chiese volute da Sant’Ambrogio che non è arrivata fino a noi, San Dionigi.

Ma questa chiesa è famosa soprattutto perchè qui possiamo trovare la celebre pietra forata da San Barnaba; era il 13 marzo del 51 d.C.  quando San Barnaba piantò la croce al suo arrivo a Milano per annunciare il Cristianesimo. La presenza di questa pietra nella chiesa è origine della festa del Tredesin de Mars (in dialetto milanese: del 13 marzo) ancora viva nel quartiere.

Usciamo dalla chiesa, pochi passi ancora, è una promessa, poi torniamo indietro ed ecco sulla sinistra a fianco di un minuscolo giardino, i resti della navata della cinquecentesca chiesa di San Bernardo: è crollata nel 1970 durante lavori (!!!) di restauro.

Con gli occhi gonfi dalle lacrime per una perdita del genere, torniamo sui nostri passi e incamminiamoci lungo corso di porta romana (sempre dando le spalle al centro). E’ estremamente caratteristica questa strada non trovate? Si passeggia volentieri, gustando la vista di edifici che anche se non storicamente rilevanti, hanno un fascino davvero unico. Ma attenzione sulla destra: sembra di vedere una minuscola chiesa! Ebbene sì, siamo davanti alla (ex) chiesa di San Pietro dei Pellegrini. Dalla sua origine, probabilmente 1300 fino alla fine del Settecento fu la cappella dell’ospizio omonimo: all’epoca era  fuori dalle mura di Milano e accoglieva per due giorni i pellegrini di passaggio in viaggio sulla via Emilia. Sappiamo che era esistente nel 1344 in quanto ci risultano donazioni da parte del già citato Bernabò Visconti.

Pochi passi ancora ed eccoci in piazza Medaglie d’Oro e lì davanti a noi porta Romana. Con il traffico di oggi è difficile da immaginare, ma “ieri” era un tutt’uno con le mura spagnole che potete vedere sulla destra. Eretta nel 1596 in occasione dell’ingresso di Margherita d’Austria-Stiria, la struttura trae evidentemente ispirazione dagli archi imperiali romani.

E che dire delle mura spagnole? Dovete sapere che la loro costruzione  avvenne tra il 1548 e il 1562, per ordine di Ferrante I Gonzaga, governatore della città. Il progetto era quello di rafforzare le difese cittadine ed all’inizio si pensò addirittura di costruire  nuovo imponente castello nella parte meridionale della città; progetto quest’ultimo abbandonato perchè troppo costoso. Si fecero però le mura:  il  perimetro si estendeva per circa undici chilometri, rendendola all’epoca il sistema di mura più esteso d’Europa.

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