Chiesa San Bernardo

Non affannatevi a ricordarla: la chiesa San Bernardo al vigentino è solo un ricordo.

Vien proprio da pensare a Sergio Endrigo facendo due passi qui in corso di Porta Vigentina. Un muro, niente soffitto, niente pavimenti ne porte. Nemmeno della porta Vigentina non c’è più traccia da tempo, anche se i bastioni sono rimasti al loro posto seppur menomati, ma andiamo con ordine.

Il corso si distacca da Crocetta, zona millenaria e accesso principale alla città di Mediolanum. Nella capitale dell’Impero si entrava da un grande arco trionfale per poi percorrere una lunga via porticata fino a Missori. Da quell’arco oggi si stacca il più famoso corso di porta romana ed il più riservato della Vigentina. Forse anche un po’ trascurato, nonostante il suo passato.

I testimoni più singolari della sua storia sono dei modesti ruderi, in quello che sembra un giardino abbandonato. Da anni. Eppure da queste parti trova ospitalità San Bernardo che nel 1135 qui predica e si augura la fondazione di un monastero. Detto fatto, il fido Zelo Ferramagno trasforma l’hospituim in un cenobio religioso retto da monache benedettine fino al 1505. In quest’anno passano all’ordine domenicano e per celebrare il cambiamento decidono di costruire una nuova chiesa dedicata al Santo che qui aveva trovato ospitalità qualche secolo prima.

Una chiesa piccola, ma immediatamente riempita di reliquie quali una sacra spina della corona di Cristo o un sandalo di San Pietro. Insomma, non male. Pensate che ancora nel ‘700 il Lattuada ci racconta che la stanza di San Bernardo era ancora al suo posto. Ed al proprio posto rimane ben poco quando a Milano arriva Napoleone. Come al solito riempie le tasche e porta tutto in Francia, cancellando ogni traccia di arte e di religiosità.

La cinquecentesca chiesa San Bernardo in Vigentino è svuotata e sconsacrata. Usato come luogo di riunioni, diventa poi come spesso accade, un’ officina, almeno finchè la struttura lo permette. Passa indenne la guerra e persino la “ricostruzione”, poi improvvisamente si decide per un restauro. Non l’avessero mai fatto.

La piccola chiesa cinquecentesca, testimone della volontà del santo a cui era titolata, nel 1971 crolla miseramente. Restano in piedi solo le tre cappelle votive laterali. Passa la ruspa, un po’ di assi a protezione e via. Si arriva al 2015 e di nuovo si rischia il crollo di quelle cappellette che da sole sono le uniche testimoni della storia del vigentino. Probabilmente pregava qui anche Linda Biraga, fioraia, che aveva il negozio quasi di fronte alla chiesa. Povera donna innamorata dell’ uomo sbagliato, per amore impazzisce. Leggenda vuole che dall’amore guarisce grazie al dottor Giovanni Cavalli il quale la sottopone ad un’intensiva cura a base di acqua fresca. Per i milanesi diventa la matta Biraga, entrando nella cultura popolare anche con la famosa filastrocca “Pin pin cavalin”.

Tutto questo in corso di Porta Vigentina.


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