Milano rinasce ogni mattina, pulsa come un cuore.
Milano è positiva, ottimista, efficiente.
Milano è da vivere, sognare e godere.
Milano da bere.

Questo è forse lo slogan più famoso per noi milanesi, nato dal genio di Marco Mignani, che negli anni ne inventò altri (suoi i dieci piani di morbidezza Scottex ad esempio). La capacità di inventare una buona pubblicità non è cosa da poco.

Ma con l’Amaro Ramazzotti a mio avviso è stato fatto qualcosa di più grande. Lo slogan si è allontanato dal liquore per diventare quello di un’intera città. La Milano da Bere è stato usato prima dai giornalisti per raccontare le storie di una città che dai lustrini degli anni ’80 passava ai tribunali negli anni ’90 e poi è diventato di normale utilizzo per tutti, proprio per indicare quel periodo specifico della città.

Milano è vista da chi non ci vive con toni forti, che siano positivi o negativi, ma è una città che non lascia indifferenti.

Oggi non è più quella dello spot della Ramazzotti (l’amaro nato a Milano nel 1815 da una ricetta segreta ancora oggi del farmacista Ausano Ramazzotti. Dal 1985 il marchio è di proprietà della Pernot Richard e dal 1994 la produzione si è spostata in provincia di Asti), Milano oggi è diventata la città dove tanto succede, dove non mancano le cose che non funzionano, ma che non ha più bisogno di mettersi dei lustrini per sembrare più brillante.

La moda e il design restano le cose che la rendono famosa nel mondo, ma un nuovo trand di turismo, legato sia all’arte che al buon cibo, hanno amplificato la nomea della città che tra sei anni ospiterà (insieme a Cortina) anche le Olimpiadi invernali. E per essere nel mezzo della Pianura Padana non è male…

Diventerà Milano da sciare?

milano da bere
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