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Inveruno, comune situato a nord ovest di Milano, deve il suo nome alle parole celtiche Ever e Uno il cui significato è pianta di tasso che si presume fosse molto diffusa a quel tempo in questa zona.

Il paese ha origini antiche, recenti scavi hanno riportato alla luce una grande necropoli romana con tombe risalenti al periodo compreso tra il I e il IV secolo d.C., ma come detto in premessa, dall’analisi dell’etimologia del nome, si pensa che già in epoca precedente qui vi fosse un insediamento celtico.

Il primo documento scritto che prova la sua esistenza risale all’anno 922 e parla della discendenza di un certo Ambrogio di Euruno ossia Inveruno. All’inizio del XVI secolo Francesco I concesse Inveruno come feudo alla famiglia Arconati, ma le cose cambiarono quando andarono al potere gli Spagnoli con Carlo V che decise di passare il feudo ai milanesi Maggi.

Successivamente la proprietà passò ai piemontesi Lossetti fino ad arrivare alla famiglia Blardoni di Vogogna che ne rimase proprietaria fino all’abolizione del sistema feudale voluta da Napoleone nel 1796. Il generale francese pose Inveruno, come frazione, sotto Cuggiono e tale rimase fino alla restaurazione. Con l’annessione della Lombardia al Regno di Sardegna nel 1859 il comune inverunese entrò nel circondario di Abbiategrasso.

Facciamo quattro passi nel paese e raggiungiamo la chiesa parrocchiale di San Martino Vescovo, situata in via Achille Grandi. L’edificio che vediamo oggi è stato in buona parte ricostruito, ma rimangono il campanile e la cappella maggiore di epoca precedente. La costruzione del primo edificio si pensa risalga a prima dell’anno mille, quello che è certo è che nel XIII secolo faceva capo alla Pieve di Dairago sotto cui diventò parrocchia. Risale all’inizio del ‘600 la costruzione di una cappella dedicata a San Carlo Borromeo dove venne collocata una tela dipinta da Giulio Cesare Procaccini raffigurante il Santo.

San Carlo Borromeo è raffigurato anche su una tela custodita nella piccola cappella di Maria Santissima Annunciata che si trova alla destra dell’ingresso della Cascina Garagiola.

Spostandoci di poco raggiungiamo la settecentesca Villa Tanzi Mira in via Senatore Marcora, sede degli uffici comunali di Inveruno. Di proprietà della famiglia Tanzi Mira fino al 1969 venne poi acquistata dal comune che la restaurò ridando vita a dei bellissimi soffitti decorati.

Qui si trova anche un antico torchio a vite in legno e pietra utilizzato per la pigiatura del vino risalente al 1759.

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