Teppa, o per meglio dire tèppa: è una delle parole che più spesso compare nelle mail che riceviamo con la richiesta di spiegazione. Merita quindi un articolo tutto suo.

 

Con il ritorno degli austriaci a Milano, ritorna la severità e l’austerità nei costumi: a contrastare questo clima nasce la Compagnia della Tèppa. Oggi i termini: tèppa, teppista, teppismo, sono sinonimi di: balordi, vandali, scapestrati, malviventi eccetera.

Per i milanesi del tempo la teppa (muschio) era quella zona verde ed umida (prati e muschio) che circondava la parte nord del Castello Sforzesco dove erano soliti incontrarsi i Teppisti. La Compagnia deve il suo nome alla scapigliatura del cappello tricorno, tipico dei teppisti, che era di felpa plumée, ma, di qualunque colore fosse la stoffa, doveva essere di pelo lungo e arruffato, proprio come la tèppa ovvero il muschio.

La Compagnia della Tèppa ebbe vita molto breve (1817 – 1821). Formavano il gruppo ragazzacci di buona famiglia, una specie di teddy boys che, tollerati e protetti dalle autorità, si divertivano a combinar bravate goliardiche. Fra i loro passatempi più comuni vi era quello di prendere a randellate (di notte) i malcapitati passanti, con un bastone nodoso che chiamavano “pagadèbit” (pagadebiti), oppure tormentare le signorine sdegnose. Una volta se la presero anche con le autorità asburgiche: buttarono nel Naviglio di via Senato una garitta con la guardia dentro.

La Compagnia della Tèppa era solita tenere le sue riunioni in caffè o alberghi della città e, come succedeva per le Accademie, ebbe il suo ricco patrono che soprannominò il Barone Contempo. Questi aveva preso in affitto la famosa Villa Simonetta e lì teneva le riunioni e le feste e fu lì che nel 1821 vennero commessi degli eccessi che fecero “traboccare il vaso” e decretare lo scioglimento della famigerata Compagnia.

Si ricorda che a Villa Simonetta, i Teppisti organizzarono una sorta di orgia alla quale furono costretti a partecipare dodici perfidi nani ed altrettante giovani dame dell’alta borghesia, naturalmente queste ignare del loro destino. Le ragazze furono sequestrate per due giorni e costrette ad unirsi ai nani al solo scopo di prendersene beffa.

Altro personaggio da collegare alla Compagnia fu un certo Bichinkommer, originario della Svizzera, ma italiano a tutti gli effetti; nato a Milano, persona facoltosa, di grande ingegno, abilissimo incisore: odiava in modo feroce l’Austria e gli austriaci. Beh anche costui ne combinò più di Bertoldo fino a diventare il punto di riferimento della Compagnia e si dice addirittura che fu l’artefice della trasformazione della stessa in Società Segreta ed alcuni storici la considerarono l’inizio della Carboneria.

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