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Barlafus, una questione di… piedi!

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Barlafus: una parola che certamente avrete sentito e magari anche pensato o detto a qualcuno.

Il significato è conosciuto, ma la “storia” di questa parola un po’ meno…. eccola qui!

Con la decadenza della grandezza romana, anche il teatro degenerava nella corruzione e nella lussuria. Sorse così il popolaresco Mimiambo. I mimiambi non erano altro che farsacce in versi rozzi, che offrivano alla plebe situazioni scandalose e contro il pudore ispirate a licenze erotiche di dame e patrizi.

I Mimi erano attori e autori allo stesso tempo, recitavano in modo estemporaneo o seguendo dei piccoli canovacci; erano molto amati dal popolino, ma osteggiati dal potere che li considerava la parte più infima della recitazione, esaltando per contro l’attività degli attori.

Le autorità cercarono di osteggiare con ogni mezzo l’attività dei mimi imponendo loro delle limitazioni ed obblighi, tra questi vi era il dovere di recitare scalzi. Per questo obbligo degradante di dover recitare planis pedibus, i mimi venivano chiamati exalceati. Questo vocabolo è sorprendente, quasi identico di significato all’espressione dialettale lombarda scalcinaa, uomini male in arnese nel fisico o nel morale.

Il concetto romano del disprezzo per quei comici plenipedi si mantenne non solo nelle nazioni neolatine, come in Francia dove venivano chiamati nu-pieds, ma anche in Germania, con l’espressione di barfuss che significa appunto piede nudo – scalzo.

Durante la dominazione austriaca in Lombardia, da barfuss a barlafuss il passo e la deformazione sono stati semplici e brevi.

Pertanto barlafus in milanese, sta ad indicare un uomo, e soprattutto un oggetto di nessun conto.

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