HomeStrade di MilanoVia Appiani a Milano: chi era il pittore che conquistò Napoleone

Via Appiani a Milano: chi era il pittore che conquistò Napoleone

Via Andrea Appiani si trova nella zona di Porta Nuova, vicino a via Turati. Un nome che possiamo leggere su una targa senza pensarci troppo, eppure appartiene a un uomo che dipinse per Napoleone, diresse la Pinacoteca di Brera e lasciò opere importanti nella città.

Prima di tutto questo, però, Andrea era un ragazzo con una passione e un padre che aveva per lui un programma completamente diverso. Il padre faceva il medico e sperava che il figlio seguisse la stessa strada. Lui preferiva disegnare, e non aveva particolare intenzione di cambiare idea.

È da qui che comincia la storia di Andrea Appiani, protagonista di una nuova puntata di Non sono solo strade.

Ascolta la storia di Andrea Appiani raccontata da Danilo Dagradi.

Andrea Appiani, il ragazzo che voleva dipingere

Nato nel 1754, Andrea Appiani manifesta presto la propria vocazione artistica: copia stampe, disegna teste dal vivo e, a quindici anni, sente di essere già sulla soglia del mondo al quale vuole appartenere.

Al padre lo spiega con una lettera tutt’altro che diplomatica, nella quale dichiara apertamente la propria avversione per la medicina. Possiamo immaginare quanto entusiasmo abbia suscitato in casa, ma alla fine gli viene consentito di studiare pittura.

La sua formazione passa attraverso diversi maestri. Con Carlo Maria Giudici studia il disegno e le opere di Raffaello e Giulio Romano; all’Accademia Ambrosiana, con Antonio De Giorgi, approfondisce la pittura attraverso il confronto con Leonardo e Bernardino Luini. Martin Knoller gli insegna le tecniche dell’affresco e del chiaroscuro.

Non tutti gli insegnamenti lo convincono allo stesso modo: il gusto più barocco di Giuliano Traballesi gli è meno congeniale. Appiani sta cercando una propria direzione, che lo porterà a unire la morbidezza delle figure alla grazia e all’equilibrio del classicismo, diventando uno dei maggiori interpreti del neoclassicismo italiano.

Prima della fama, scene teatrali e carrozze

La morte del padre apre un periodo difficile. Per mantenersi, Appiani accetta lavori diversi: dipinge scene e costumi per il teatro alla Scala, decora carrozze e realizza fiori sulla seta.

La sua carriera comincia anche da queste attività, attraverso le quali un giovane pittore cerca di trasformare il talento in un mestiere capace di sostenerlo.

Nel 1777, con i dipinti dei santi Vitale, Valeria, Gervasio e Protasio per la chiesa di Caglio, inizia ad affermarsi presso un pubblico più ampio. Seguono commissioni per chiese, palazzi e residenze, tra cui palazzo Diotti a Milano, oggi sede della Prefettura.

Alla Villa Reale di Monza realizza il ciclo delle storie di Amore e Psiche. A Milano lavora agli affreschi sotto la cupola di Santa Maria presso San Celso, un’impresa che contribuisce alla sua notorietà e gli procura nuovi incarichi.

Costanza, i figli e gli amici

Nel frattempo, la vita di Appiani si riempie anche di affetti. Nel 1790 sposa Costanza Bernabei, che era stata sua allieva: il matrimonio sarà felice e nasceranno quattro figli.

Attorno a lui c’è inoltre una rete di amicizie che attraversa la cultura del tempo. Frequenta Parini, Piermarini e altri protagonisti della vita artistica milanese; più avanti conosce anche Vincenzo Monti e Ugo Foscolo.

Nel 1791 intraprende un viaggio di perfezionamento di nove mesi, passando per Parma, Bologna, Firenze, Roma e Napoli. Studia le opere, osserva, amplia la propria cultura figurativa. A Roma ammira Raffaello e le pitture di Mengs; a Napoli lo colpisce la statuaria classica.

Il pittore che diventerà celebre continua dunque a imparare, mentre costruisce una famiglia e coltiva relazioni destinate ad accompagnarlo nel tempo.

Il ritratto che conquista Napoleone

Il 15 maggio 1796 Napoleone Bonaparte entra a Milano. Appiani realizza un suo ritratto a carbone e gessetto su carta, ottenendo il favore del giovane generale.

È un incontro decisivo. Da quel momento gli vengono affidati disegni per documenti ufficiali, allegorie e medaglie, mentre la sua attività si lega sempre più alle vicende napoleoniche. L’anno successivo Napoleone gli dona persino una casa sul Naviglio di San Marco: un apprezzamento piuttosto concreto.

Appiani diventa primo pittore del re d’Italia e riceve incarichi e onorificenze. A Palazzo Reale realizza un grande ciclo dedicato alle imprese napoleoniche, culminante nell’Apoteosi dell’Imperatore, terminata nel 1808.

Queste opere, ammirate anche da Stendhal, saranno distrutte durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Una perdita che ha cancellato una parte importante del suo lavoro e della memoria artistica di Milano.

Appiani, Brera e l’Ambrosiana

Alla Pinacoteca Ambrosiana si conserva un ritratto di Napoleone dipinto da Andrea Appiani: un’opera che ci permette di ritrovare il protagonista di questa storia attraverso il suo lavoro. Dopo aver seguito il ragazzo che voleva dipingere e l’artista che conquistò il favore del generale, possiamo fermarci davanti a un suo dipinto e osservare come abbia rappresentato l’uomo al quale si legò una parte così importante della sua carriera.

Nel 1807 Appiani viene nominato direttore della Pinacoteca di Brera. Il ragazzo che aveva dovuto convincere il padre a lasciarlo dipingere è ormai una figura centrale della vita artistica cittadina.

Il suo legame con Milano si può seguire anche attraverso le opere conservate. Alla Pinacoteca Ambrosiana si trova un suo ritratto di Napoleone, mentre alla Villa Reale di Milano rimane il Parnaso, affrescato nel 1812 sulla volta della sala da pranzo per il viceré Eugenio di Beauharnais.

Il Parnaso è una delle sue ultime grandi imprese. Poco dopo, la sua vita cambia improvvisamente.

Gli ultimi anni di Andrea Appiani

Il 28 aprile 1813, mentre lavora alla decorazione della sala di corte a Palazzo Reale, Appiani viene colpito da un attacco apoplettico. Le sue capacità motorie diminuiscono fino alla paralisi, impedendogli di proseguire l’attività.

Trascorre gli ultimi anni nella casa di corso Monforte e muore l’8 novembre 1817. La sua scomparsa suscita un grande cordoglio e i funerali vengono celebrati solennemente.

Giovanni Berchet, nel suo elogio, ricorda il talento del pittore insieme alla dolcezza dei modi e alle virtù familiari e cittadine. È un ritratto che restituisce qualcosa di più del personaggio pubblico: un uomo amato dagli amici, legato alla famiglia, capace di lasciare un segno nelle persone oltre che sulle pareti dei palazzi.

La prossima volta che incontriamo il nome di via Appiani, possiamo pensare anche a questo percorso: un ragazzo deciso a dipingere, i lavori necessari per mantenersi, gli studi, gli affetti e l’incontro con Napoleone. Dentro quella targa c’è una vita intera.

Ascolta Non sono solo strade

La storia di Andrea Appiani continua nella puntata di Non sono solo strade, il podcast nel quale Danilo Dagradi racconta le persone che danno il nome alle vie milanesi.

Puoi ascoltarla dal lettore presente in questa pagina e scoprire altri racconti sul sito dei podcast di Milano da Vedere. Segui Non sono solo strade sulla piattaforma che utilizzi per ritrovare le prossime puntate.

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Danilo Dagradi
Danilo Dagradihttps://www.danilodagradi.it
Danilo racconta Milano da oltre dieci anni attraverso articoli, podcast e video che ne svelano l’anima più autentica.
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