Via Felice Bellotti si trova a Milano, nella zona di Porta Venezia, a pochi passi da viale Piave. È una strada tranquilla, percorsa ogni giorno da persone che probabilmente conoscono bene il suo nome, ma molto meno l’uomo al quale è dedicata.
Eppure Felice Bellotti fu una figura importante nella vita culturale della Milano dell’Ottocento. Scrittore, poeta e traduttore, dedicò gran parte della propria esistenza a un’impresa ambiziosa: permettere ai lettori italiani di incontrare nella loro lingua le opere dei grandi tragediografi dell’antica Grecia.
Chi era Felice Bellotti
Felice Gaetano Maria Bellotti nacque a Milano il 26 agosto 1786.
Studiò discipline umanistiche nelle Scuole Arcimbolde, dirette dai Barnabiti, e mostrò fin da giovane una particolare inclinazione per la poesia. In seguito si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pavia, dove si laureò nel 1805.
Avrebbe potuto intraprendere una professione sicura e rispettabile. La sua vera passione, però, era altrove: nella letteratura, nella poesia e soprattutto nei testi del mondo classico.
Bellotti scelse quindi di dedicarsi allo studio del latino e del greco, entrando in relazione con alcuni dei protagonisti della cultura italiana del suo tempo. Conobbe e frequentò, tra gli altri, Ugo Foscolo, Giovanni Berchet e Vincenzo Monti, del quale avrebbe pronunciato anche l’orazione funebre.
Le traduzioni di Sofocle, Eschilo ed Euripide
Tradurre un testo non significa semplicemente sostituire le parole di una lingua con quelle di un’altra. Significa cercare di conservarne il ritmo, la forza, le emozioni e perfino i silenzi.
Felice Bellotti affrontò questa sfida con le opere più importanti del teatro greco.
Dopo un primo lavoro dedicato al quinto libro dell’Odissea, pubblicò nel 1813 la traduzione delle tragedie di Sofocle. Nel 1821 seguirono quelle di Eschilo, mentre negli anni successivi si dedicò a Euripide.
Nel 1829 pubblicò le traduzioni di cinque tragedie euripidee: Ippolito, Alcesti, Andromaca, Le Supplicanti e Ifigenia in Aulide. Continuò però a lavorare sugli altri testi e nel 1851 arrivò a pubblicare l’intero teatro di Euripide.
Nel complesso, il suo lavoro offrì per la prima volta in Italia una traduzione integrale dei tre grandi tragici greci.
Grazie a Felice Bellotti, vicende nate oltre duemila anni prima tornarono a parlare ai lettori italiani: Edipo davanti al proprio destino, Antigone contro il potere, Medea ferita e furiosa.
La sua fama fu legata soprattutto a questa straordinaria opera di traduzione, condotta attraverso uno studio attento dei testi e delle più recenti interpretazioni filologiche europee.
Felice Bellotti e la cultura milanese
Bellotti non fu soltanto un uomo chino sui libri.
Amava le belle arti e partecipò attivamente alla vita culturale della città. Fu consigliere dell’Accademia di Brera e ne ricoprì anche gli incarichi di segretario e presidente. Nel 1840 divenne membro effettivo dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere.
Fece inoltre parte del Consiglio comunale di Milano.
Proprio in questa veste, il 18 marzo 1848, all’inizio dell’insurrezione contro gli austriaci, venne arrestato e rinchiuso nel Castello di Milano. Alla sua prigionia avrebbe poi dedicato l’ode intitolata La liberazione.
Gli avvenimenti successivi lo spinsero a rifugiarsi volontariamente a Lugano. Alla fine dello stesso anno, tuttavia, era già tornato nella sua città e aveva ripreso la propria attività all’Accademia di Brera.
I manoscritti di Parini nella Biblioteca Ambrosiana
Felice Bellotti fu anche un appassionato collezionista.
Tra i materiali in suo possesso si trovava un importante gruppo di manoscritti di Giuseppe Parini. Dopo la morte di Bellotti, questi documenti passarono al nipote Cristoforo, naturalista e ittiologo.
Nel 1910 Cristoforo Bellotti donò la raccolta alla Biblioteca Ambrosiana di Milano. I manoscritti entrarono così a far parte del Fondo Parini, ancora oggi una fonte preziosa per conoscere e studiare l’opera del grande poeta milanese.
È un legame particolarmente significativo: attraverso le sue traduzioni, Bellotti aveva preservato e restituito le voci del mondo antico; attraverso la sua collezione contribuì a conservare anche quella di uno dei protagonisti della letteratura italiana.
Il ricordo di Felice Bellotti a Milano
Felice Bellotti morì a Milano il 14 febbraio 1858.
Due anni più tardi, amici e ammiratori gli dedicarono un monumento nel portico superiore del Palazzo di Brera. Accanto al suo busto vollero collocare le immagini di Eschilo, Sofocle ed Euripide: i tre autori ai quali aveva dedicato una parte fondamentale della propria vita.
In seguito Milano gli intitolò la strada che ancora oggi porta il suo nome.
La prossima volta che passeremo da via Felice Bellotti, quindi, quella targa non sarà più soltanto un’indicazione. Dietro quel nome potremo riconoscere un uomo che fece dialogare Milano con l’antica Grecia e che dedicò la propria vita alle parole, alla cultura e alla memoria.
Ascolta la puntata dedicata a Felice Bellotti
La storia di Felice Bellotti fa parte di Non sono solo strade, il podcast di Milano da Vedere dedicato alle donne e agli uomini che incontriamo ogni giorno sulle targhe delle vie di Milano.
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Perché dietro una targa non c’è mai soltanto un nome. C’è una persona, una vita e una storia che merita di essere raccontata.


