HomeMilano OggiFesta dei nonni: Milano è cambiata. E anche le nonne non scherzano

Festa dei nonni: Milano è cambiata. E anche le nonne non scherzano

Oggi è la Festa dei nonni e, prima di tutto, voglio fare gli auguri a tutti i nonni e a tutte le nonne. A tutti i nonni e a tutte le nonne, a quelli che oggi riceveranno un abbraccio, un disegno con un cuore un po’ storto, una telefonata o un messaggio. E un pensiero a quelli che non ci sono più, ma che continuano a farci compagnia attraverso una frase, un’abitudine o un piatto che nessuno è mai riuscito a preparare esattamente come loro.

Oggi, 2 ottobre, è la Festa dei nonni, e mi sembra una buona occasione per fermarci un momento a parlare di persone che, nella vita di tante famiglie, hanno un’importanza enorme. Anche quando il loro contributo viene considerato talmente normale da diventare quasi invisibile.

L’importanza dei nonni nella vita dei nipoti

Perché i nonni ci sono. All’uscita da scuola, nei pomeriggi in cui mamma e papà lavorano, durante le vacanze che per i bambini cominciano molto prima di quelle degli adulti. Ci sono quando salta un programma, quando arriva una febbre, quando serve qualcuno di cui fidarsi senza dover spiegare troppe cose.

E già questo sarebbe abbastanza per meritare una festa, una medaglia e, in certi casi, un assessorato alla gestione delle emergenze familiari.

Ma il loro valore va molto oltre l’organizzazione delle giornate. Con i nonni si costruisce un rapporto speciale, fatto di tempo passato insieme, racconti ripetuti che i nipoti vogliono sentire ancora, piccole complicità e concessioni sulle quali i genitori preferiscono non indagare troppo. Il gelato prima di cena, per esempio, può diventare una questione sulla quale mantenere un rispettoso silenzio.

I nonni raccontano ai bambini da dove vengono. Fanno conoscere persone che non hanno mai incontrato, spiegano com’erano i loro genitori da piccoli, restituiscono una storia a nomi che altrimenti rimarrebbero soltanto nomi. E intanto, magari senza accorgersene, trasmettono modi di dire, ricette, gesti, perfino il modo di affrontare una difficoltà.

Il loro ruolo conta anche quando i nipoti crescono. Si può essere adulti, avere un lavoro e una famiglia, e continuare a trovare nella telefonata a un nonno o a una nonna un momento in cui sentirsi ascoltati con un’attenzione particolare. Per loro, certe volte, rimaniamo quelli che arrivavano a tavola con le ginocchia sbucciate. E può essere una gran bella sensazione.

Poi ci sono i nonni nella vita della città, nelle amicizie, nel volontariato, nei cortili e nei quartieri. Persone con interessi, impegni e desideri propri, che hanno ancora molto da dare e tutto il diritto di godersi il loro tempo.

Milano cambia, e anche i nonni sono cambiati

E qui arriviamo a Milano.

Perché forse è soltanto una mia percezione, ma negli anni, insieme alla città, mi sembra siano cambiati parecchio anche i nonni. Le nonne, in particolare.

Quando penso alle mie, le ricordo con i capelli bianchi, le vestaglie, quell’aspetto che nella mia memoria corrisponde senza esitazioni alla parola “nonna”. Probabilmente c’entra anche il fatto che le guardassi con gli occhi di un bambino, quando chiunque avesse qualche decennio più di me sembrava appartenere a un’epoca lontanissima.

Oggi passo davanti a una scuola, vedo le persone in attesa dei bambini e mi ritrovo a fare un esercizio che un tempo non era necessario: capire chi sia la mamma e chi sia la nonna.

Capelli sempre in ordine, vestiti alla moda, occhiali scelti bene, scarpe che hanno tutta l’aria di essere state comprate sapendo esattamente che cosa si stava cercando. Ci sono nonne che potrebbero sfilare e che, probabilmente, avrebbero anche qualche suggerimento da dare a chi ha organizzato la sfilata.

Io sono ancora lì che cerco di capire come mi chiamo, e loro hanno già accompagnato il nipote, preso un caffè e composto un abbinamento impeccabile.

La vestaglia delle mie memorie ha lasciato spazio a un guardaroba che potrebbe tranquillamente mettere in difficoltà Carol Alt

E anche i nonni, va detto, si difendono bene. Li incontri in bicicletta, in palestra, in viaggio, con una giornata piena di appuntamenti. Provi a proporre un pranzo e scopri che devono controllare l’agenda. Essere nonni, oggi, può voler dire avere una vita molto movimentata, nella quale trovare posto anche per quei piccoli personaggi che appena ti vedono gridano il tuo nome e ti corrono incontro.

Del resto, Milano è cambiata sotto i nostri occhi: sono cambiati i quartieri, le abitudini, il modo di lavorare, di muoversi e di vivere le giornate. Sarebbe curioso immaginare che proprio i nonni dovessero rimanere fermi nella fotografia che ci portiamo dietro dall’infanzia.

E meno male che ciascuno può esserlo a modo suo. Con i capelli bianchi o colorati, con la vestaglia o la giacca alla moda, preparando il pranzo per tutti oppure prenotando un tavolo, raccontando il passato e facendo ancora progetti per il futuro.

Per un nipote, alla fine, conta sapere che quella persona è felice di vederlo. Che si ricorda ciò che gli piace, che ha voglia di ascoltare il suo racconto, che trova importante anche una cosa piccolissima successa a scuola.

Festa dei nonni: un abbraccio, una telefonata e un sorriso

Quindi auguri a tutti i nonni e a tutte le nonne. E se oggi potete, chiamateli, andate a trovarli, passate un po’ di tempo insieme.

Magari prima avvisate.

Potrebbero essere fuori. E molto più eleganti di voi.

Danilo Dagradi
Danilo Dagradihttps://www.danilodagradi.it
Danilo racconta Milano da oltre dieci anni attraverso articoli, podcast e video che ne svelano l’anima più autentica.
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