Tra i palazzi eleganti di Corso Venezia, negli anni ’30 comparve una torre che cambiò per sempre lo skyline di Milano: la Torre Rasini, firmata da due giganti dell’architettura italiana, Emilio Lancia e Gio Ponti.
Le origini di Torre Rasini
Alla fine dell’Ottocento, Corso Venezia era al centro di una lunga riqualificazione: alle casupole dell’antico borgo di Porta Orientale si sostituivano residenze signorili, perfette per la borghesia che voleva affacciarsi sui cortei asburgici.
All’angolo con i Bastioni vivevano i fratelli Rasini, in un palazzo neoclassico poi abbattuto per lasciare spazio a un progetto ambizioso: nel 1923 firmarono una convenzione con il Comune per ricostruire la residenza. Il progetto fu affidato a Lancia e Ponti, la coppia d’oro dell’architettura italiana.
Torre Rasini: due anime architettoniche
Dopo dieci anni di studi, i lavori iniziarono nel 1933 e in un solo anno la nuova residenza fu completata. Il risultato fu un edificio dalla doppia anima:
un palazzo regolare su Corso Venezia, coerente con l’eleganza neoclassica della zona;
una torre slanciata di 50 metri e 12 piani, tra i primi grattacieli italiani, che bucava con decisione lo skyline della città.
Le due parti sembrano quasi ignorarsi: armonia classica da un lato, verticalità modernista dall’altro. Un contrasto che riflette le personalità dei due architetti, destinati di lì a poco a separare le loro strade professionali.
Un’icona del Novecento milanese
Torre Rasini è un unicum nel panorama architettonico milanese: non solo uno dei primi esempi di edilizia verticale di lusso, ma anche il simbolo della Milano che guarda al futuro senza rinunciare alla sua eleganza.
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