Piazza Affari
Piazza Affari

Piazza Affari, un dito un perchè

Eccoci a piazza Affari: il nostro itinerario di oggi parte dal centro, anzi da quella che chiamavamo (e ancora in realtà si usa talvolta) la City. Inglesismo per far intendere che da queste parti troviamo il cuore economico e finanziario della città. Qualche anno fa, facciamo anche una ventina, da queste parti avremmo visto ogni mattina centinaia di persone correre verso gli uffici, le banche, la borsa per una giornata di lavoro. Oggi ne vediamo molti meno, ma la zona rimane comunque sempre incentrata sotto l’aspetto finanziario.

Siamo dunque nella piazza al cui centro troviamo un “monumento” che ha fatto e fa discutere. Titolo dell’opera L.O.V.E. autore Maurizio Cattelan. Un dito medio rivolto da palazzo Mezzanotte al popolo. O dal popolo a palazzo Mezzanotte? Dubbi dell’arte contemporanea sui quali non entriamo. Ognuno pensi quel che crede e si faccia una propria personale idea. Se volete la nostra, per usare un’espressione non nostra….”RUSPA!!”

Ma lasciamo le polemiche ad altri più idonei e concentriamoci sul palazzo che ospita la sede della Borsa Valori milanese, palazzo Mezzanotte appunto. Costruito nel 1931 è davvero imponente. Dovete sapere che la borsa milanese non è sempre stata qua: quando è stata fondata, nel 1808, la sua sede era a palazzo Giureconsulti, per poi spostarsi un secolo dopo in piazza Cordusio ed infine dove la vediamo ora.

Entrando a palazzo Mezzanotte non sentiamo più il vociare delle borsa alle grida, andato in pensione con l’introduzione del telematico, ma è sempre affascinante vedere la grandezza di questo spazio. Giusto uno sguardo e poi andiamo verso sinistra e scendiamo alcuni gradini per poter ammirare, coperta dal plexiglas, quanto rimane del Teatro Romano: costruito nel I secolo e probabilmente distrutto dal Barbarossa nel 1162 poteva contenere 7000 persone. Non male eh? Se volete farvi una idea di quanto grande potesse essere, uscite dal palazzo e guardate il fianco sinistro. Una planimetria mostra quel che era e quel che è stato trovato.

Salutiamo il palazzo non prima però di scrutare i due lampioni che ornano la piazza: tolti negli anni ’80 quando qui avremmo trovato il “gabbiotto” (un prefabbricato che doveva essere usato temporaneamente per la borsa durante i lavori di restauro del palazzo, divenne sede ufficiale per anni) sono stati restaurati e ricollocati. Curioso che lo stemma fascista non sia stato tolto. Per fortuna diremmo: una testimonianza storica anche questa.

Ci spostiamo ora verso via Gaetano Negri ed ad arriviamo, girando a sinistra in via Santa Maria Segreta. Il nome di quest’ultima ci ricorda quanto abbiamo visto in un precedente itinerario, di una chiesa che qui avremmo trovato e che ora…ha cambiato posto. Guardiamo all’incrocio con via Meravigi sulla sinistra: tra i palazzi fa la sua belle figura una torre. Ma come, una torre in via Meravigli? Eh sì,  e si chiama proprio Torre Meravigli.  Qui infatti avremmo trovato ed in parte troviamo ancora,   Casa Meravigli: il lato sinistro è il più recentemente restaurato  e presenta un fronte tipicamente neoclassico, il lato destro è quello che tradisce le antiche origini della casa,  e sulla destra di quest’ultima, una torre con mattoni a vista, le cui fondazioni risalgono al III secolo: inglobata ed utilizzata come campanile per la chiesa di San Nazaro in Pietrasanta fino alla sua demolizione nei primi anni del XX secolo.

Tutto questo a due passi dal Duomo. L’avreste mai detto?

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