Santa Maria alla Porta
Santa Maria alla Porta

Santa Maria alla Porta, un fiore dimenticato

Siamo in via Santa Maria alla Porta. Quale porta, innanzi tutto? Quella Vercellina, ma la prima versione, quella romana, che occupava l’incrocio con via Meravigli. Padrona discreta della via omonima, la chiesa che si affaccia sull’antico decumano di Mediolanum già dal X secolo, oggi è quasi ignorata, attirando forse la curiosità per i ruderi, recentemente restaurati,  sul fianco destro.

In origine poco più che una cappella, porgeva il fianco alla strada prima degli ingrandimenti del XII secolo quando l’Arcivescovo Grosolano, amante della tranquillità, decide grossolanamente di abbandonare la città già in subbuglio, causa lotte interne; lui dorme beato e in città i topi ballano. Milano scotta ed una tempestiva pioggia di reliquie scende a spegnere gli animi, reliquie tutte rinvenute in S. Maria alla Porta. La lista è lunghissima, spiccano un lembo della veste di Maria e un pezzo della pietra su cui gli angeli annunciarono la resurrezione.

Era in 9 maggio del 1105 e viene fissata così la festa del Salvatore o dell’ Aghios (Santo), con mercato annesso per l’occasione, esentasse. Si, avete capito bene. Inizia così l’alterna fortuna della nostra chiesetta di periferia (all’epoca), ristrutturata dalla Milano rinascimentale che la abbellisce con affreschi di Bramante e Luini, è già in rovina a metà del 1600. Nel 1651, iniziando i restauri, viene alla luce un affresco quattrocentesco, una Madonna con bambino che porta con sé un’ondata di guarigioni miracolose. Questa volta la pioggia è di offerte, tante, tantissime, da indurre l’interruzione dei restauri per rifare la chiesa da capo a piedi.

Ne risulta quella odierna che provvede, ovviamente, ad una cappella laterale a custodia e venerazione dell’affresco rinvenuto: la Madonna del Grembiule. Essendo una Madonna con bambino, la cappella non poteva che assolvere anche la funzione di battistero, ma è chiaramente meta di continue visite ed offerte da parte dei milanesi, nel cuore dei quali è ormai entrata affettuosamente col titolo di “Madonnina dei Miracoli”. A proteggerla ci pensa il Richini, a cui è affidato l’intero progetto di ristrutturazione e di cui oggi ne vediamo i risultati. Un’ottima torta però non può fare a meno della sua ciliegina: Richini nel 1658 muore lasciando l’ultimazione ad un altro architetto, Francesco Castelli, l’autore del grandioso portale con timpano a completare la facciata e…spèta ‘n attimo, Castelli….chi!? Castelli! Che a Milano deve il suo apprendistato (decenni prima) proprio sotto l’ala del Richini, nei cantieri del Duomo! Ancora niente? Ok, Borromini. Si, in S. Maria alla Porta c’è Borromini. Ve lo ripeto ancora una volta?? Borromini!

Una facciata di respiro nazionale dunque per una tradizione tanto intima, spezzata definitivamente dalle bombe del ’43 che colpiscono in pieno la cappella. Distrutta, non si salva nemmeno la piccola Madonnina dei Miracoli. Un po’ di poesia le sopravvive per qualche decennio grazie ad un anonimo che ogni giorno portava un vaso di fiori freschi, forse in omaggio alla Madonnina, subito riaffrescata, forse in ricordo della sua Milano, ormai scomparsa.