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Danilo Dagradi
Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...

Con questo giro arriveremo a San Vittore al Corpo. Ma prima? Cosa mai vi faremo vedere quest’oggi? Cosa c’è  da vedere dalle parti di via San Vittore? Ah, non avete idea di quanto  ci sia da vedere!

Sempre con i nostri cari mezzi pubblici ed ancora una volta prendiamo la metropolitana e scendiamo a Conciliazione. Sì, sì, siamo già scesi qui. E  con questo? Basta prendere una direzione diversa! 🙂 Oggi infatti ci dirigiamo verso viale di porta Vercellina e dopo poco attraversiamo (se non l’abbiamo già fatto) e prendiamo via San Vittore.

Fin da subito ci raccomandiamo di guardare con attenzione i palazzo e quando possibile dentro tutti i portoni che incontriamo: appena imboccata la via per esempio al numero 40 ecco casa Borletti (è di Gio Ponti); proseguiamo avanti, guardando sempre dappertutto, fino all’incrocio con via Olivetani: qui giriamo e pochi metri dopo l’incrocio cerchiamo di capire se l’accesso al Mausoleo imperiale è aperto.

Destinato alla famiglia dell’imperatore Massimiano, venne eretto intorno al IV secolo: lo si trovava entro un recinto poligonale che proteggeva una necropoli cristiana. Di forma ottagonale con lati di oltre 7 metri, presentava al suo interno otto nicchie semicircolari e rettangolari tra loro alternate e una pavimentazione in mattoni decorati. Trasformato in cappella di San Giorgio tra il IX ed il X secolo venne annesso alla chiesa di San Vittore al Corpo e poi  nel xvi secolo abbattuto. Che sorpresa eh? Confidate nei volontari del Touring per una visita a questo luogo.

Torniamo da dove siamo venuti e fermiamoci per un istante ad ammirare la facciata di San Vittore al Corpo. L’arcivescovo Arnolfo II, subito dopo l’anno mille, fondò qui un monastero benedettino che venne poi ricostruito nel 1508 dagli Olivetani. Nel 1560 si mise mano alla chiesa. La facciata che state ammirando è incompiuta (non è l’unico caso, vero? Ne abbiamo già incontrate altre di…incompiute!) ma è davvero stupenda.

Continuate pure a tenere la bocca aperta dallo stupore ed entrate: alzate lo sguardo e rimanete sbigottiti da tanta bellezza. Dovete sapere che, tranne la pavimentazione (rifatta nel 1930), la chiesa conserva gran parte dei materiali e degli arredi originali: la volta a botte, i riquadri alle volte delle navatelle, la pala dell’altare…. fanno di questa basilica una incredibile antologia delle arti figurative di Milano del tardo ‘500.

Augurandoci che la vostra permanenza all’interno di questa basilica sia stata particolarmente lunga (tante, tantissime le cose da vedere), eccoci di nuovo davanti alla facciata. Ecco il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci: qui avremmo bisogno un giorno intero per visitarlo. Tante, tantissime le opere che si possono ammirare e quindi lasciamo alla vostra curiosità la possibilità di entrare prossimamente. Ci preme però dirvi, qualora facciate un giro al museo, di prestare attenzione non solo alle varie collezioni, ma anche al palazzo ed al cortile: troverete “pezzi di storia” anche lì. E particolarmente significativi.

Continuiamo il nostro giro e riprendiamo via San Vittore ed arriviamo all’incrocio con via Carducci. Davanti a noi la pusterla di Sant’Ambrogio e poco più in là la basilica del nostro patrono. Di questo parleremo nel prossimo giro, ma prima di lasciarvi alla merenda, vi consigliamo di alzare la testa per ammirare palazzo Viviani  Cova o per meglio dire Castello Cova.  Costruito  tra il 1910 e il 1915, su progetto di Adolfo Coppedè, affascia per il suo stile fortemente neo-medioevale, senza però osare troppo con le decorazioni. All’ultimo piano le  merlate guelfe e una torre tipica dei castelli.

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