HomeChiese e basilicheSan Paolo Converso: la chiesa sconsacrata di Milano dove ha inciso Mina

San Paolo Converso: la chiesa sconsacrata di Milano dove ha inciso Mina

Una chiesa del Cinquecento. Un magazzino napoleonico. Una copia degli Abbey Road Studios. Una sede di mostre d'arte contemporanea.

San Paolo Converso, all’incrocio tra corso Italia e piazza Sant’Eufemia, è uno di quei luoghi che Milano ha trasformato talmente tante volte da renderlo quasi irriconoscibile rispetto a quello che era. Eppure ogni trasformazione ha aggiunto un capitolo straordinario alla sua storia.

La chiesa: il Cinquecento in pieno centro

La costruzione iniziò nel 1549 come chiesa del convento della Congregazione delle Angeliche — un ordine femminile fondato a Milano nel pieno della Riforma cattolica. I lavori si protrassero per decenni e la facciata barocca, opera di Giovanni Battista Crespi — artista poliedrico noto come il Cerano, attivo tra pittura, scultura e architettura — venne completata solo nel 1619.

L’interno è un compendio straordinario della pittura lombarda del Cinquecento. La volta fu magnificamente affrescata da Giulio Campi con una finta architettura in prospettiva — un trompe-l’œil che crea l’illusione di uno spazio molto più grande, con similitudini evidenti con il matroneo di San Maurizio al Monastero Maggiore. L’affresco raffigura l’Assunzione di Maria in Cielo.

Le pareti del presbiterio ospitano dipinti di grande pregio eseguiti da Giulio e Antonio Campi — la Conversione, il Battesimo, il Miracolo e il Martirio di San Paolo Apostolo. Il Cerano ritorna all’interno con una splendida e immensa tela raffigurante il Battesimo di Sant’Agostino.

1808: da chiesa a magazzino

Nel 1808, in piena età napoleonica, San Paolo Converso subì il destino di molte chiese milanesi: fu sconsacrata e destinata ad usi civili. Difficile da credere, guardando gli affreschi: divenne un magazzino.

Nel 1932 venne eseguito un restauro conservativo degli affreschi e dell’aula che — dotata di un’acustica sorprendente, come spesso accade negli spazi religiosi con volte alte e materiali pregiati — venne adibita a sala per concerti di musica sacra.

Ma il capitolo più inaspettato doveva ancora arrivare.

La Basilica: una copia degli Abbey Road Studios nel cuore di Milano

Nel 1968 il Direttore artistico de La Voce del Padrone, John Lee, decise di vendere lo studio di registrazione situato nel coro della chiesa. Ad acquistarlo fu Giacomo Mazzini per conto della PDU — la casa discografica attiva da un anno e in cerca di una sala di registrazione professionale.

Al momento dell’acquisizione, quegli studi erano la copia esatta degli Abbey Road Studios di Londra. Lo confermò Abramo Pesatori, coinvolto da Mazzini nel ruolo di responsabile tecnico: due registratori a quattro piste della Telefunken e un banco di regia a valvole. L’attrezzatura venne poi aggiornata con un Trident inglese da 32 canali su 24 uscite e un Ampex a 16 piste — strumentazione con cui lo studio lavorò fino al 1981.

Come tecnico del suono fu ingaggiato Nuccio Rinaldis, già figura di riferimento per le incisioni di Mina negli studi Fonorama. La scelta non era casuale: La Basilica doveva essere lo studio di Mina.

Lo spazio era bipartito — sala di regia e sala di ripresa — con cabine per la batteria costruite ad hoc e pannellature studiate per isolare i singoli strumenti. Nei primi mesi del 1969 lo studio diventò operativo.

Ed è qui, nella navata di una chiesa del Cinquecento trasformata in studio di registrazione, che Mina — la tigre di Cremona, una delle voci più grandi della storia della musica italiana — ha inciso i suoi album negli anni Settanta. L’ultimo album registrato a La Basilica fu Salomé. Lo smantellamento arrivò nel 1982: la Curia aveva deciso di non rinnovare il contratto di affitto. La PDU cercò un nuovo spazio a Milano ma, con un album da completare e poco tempo, optò per una sede provvisoria a Lugano — dove ancora oggi si trovano gli studi.

Una storia che pochi conoscono. E che non si sarebbe mai immaginata, guardando quegli affreschi del Cinquecento.

Dal 2014 ad oggi: architettura e arte contemporanea

Dal 2014 al 2019 San Paolo Converso ha ospitato lo studio di architettura Locatelli Partners, che ha creato i propri uffici inserendo una struttura in acciaio e vetro all’interno dell’aula del convento — un intervento capace di dialogare con lo spazio storico senza snaturarlo.

Oggi la ex chiesa ospita la Fondazione Converso, attraverso cui vengono allestite mostre ed eventi di arte contemporanea. È visitabile esclusivamente in occasione degli eventi organizzati dalla Fondazione — il calendario aggiornato è disponibile su converso.online.

Se avete l’occasione di entrare, non perdete l’occasione. È uno di quei luoghi che Milano nasconde bene ma che restituisce sempre più di quello che ci si aspetta.

📍 Corso Italia, angolo Piazza Sant’Eufemia — Metro Missori (M3)

È uno dei luoghi che non ti aspetti di trovare, esattamente come racconta la nostra guida su cosa vedere a Milano.

san paolo converso
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Cinzia Gerli
Cinzia Gerli
Cinzia è una professionista dinamica e appassionata che ricopre il ruolo di Responsabile Ufficio Stampa e Responsabile Eventi di Milano da Vedere. Si occupa delle relazioni con i media, della comunicazione dei progetti editoriali e dell’organizzazione di eventi culturali e aziendali in contesti di prestigio. Content creator e appassionata di viaggi, racconta luoghi, cultura e territori attraverso parole e immagini, contribuendo alla valorizzazione di Milano e dell’Italia con uno sguardo attento, contemporaneo e autentico. Con il suo spirito intraprendente, la passione per i viaggi e la dedizione alla comunicazione, Cinzia è un valore aggiunto per il team di Milano da Vedere. La sua presenza luminosa e la sua capacità di raccontare storie attraverso immagini e parole la rendono un punto di riferimento nel mondo dell'ufficio stam
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