La chiesa di San Matteo alla Banchetta è uno di quei luoghi che passano inosservati a molti, ma che racchiudono secoli di storia milanese.
A partire dall’XI secolo fu di giuspatronato della potente famiglia Fagnani, che ne fece il proprio oratorio privato, costruito proprio accanto alle loro abitazioni.
La più antica descrizione della chiesa risale ai primi del Seicento: un edificio rettangolare, semplice, con una sola navata divisa in tre campate. Le prime due accoglievano i fedeli, l’ultima ospitava la cappella maggiore, collegata direttamente sia alla casa del cappellano sia alla dimora dei Fagnani. Sulla facciata, una piccola finestra quadrata sormontava l’ingresso e ospitava un dipinto raffigurante san Matteo.
La chiesa di San Matteo alla Banchetta
All’interno, l’arredo era essenziale: un altare in laterizio non consacrato, un tabernacolo ligneo e una tavola con una Deposizione di Cristo. Col tempo, però, le pareti cominciarono a deteriorarsi e l’oratorio subì importanti trasformazioni. Tra il 1698 e il 1713, in piena epoca barocca, la chiesa fu accorciata, la cappella maggiore eliminata, e il campanile spostato a sinistra. Nel 1844, per volere del marchese Federico Fagnani, la chiesa e il palazzo annesso passarono alle Figlie della Carità Canossiane, che li adattarono a scuola femminile. Nel Novecento, dopo varie vendite, il complesso passò alla famiglia Ronzoni.
Oggi la chiesa si presenta con una sobria facciata in mattoni su due ordini: portale barocchetto, finestrone a mezzaluna e un medaglione con cherubino scolpito nel Settecento. La piccola torre campanaria attuale è frutto delle modifiche barocche, mentre quella originaria, sul lato destro, è scomparsa.
L’interno conserva una navata unica divisa in due campate, con decorazioni murali semplici, nei toni rosa e verde, tipiche della seconda metà del Settecento. Due le opere d’arte di rilievo: la Vocazione di san Matteo, attribuita a Francesco Vicentino, e l’Annunciazione di Simone Peterzano, allievo di Tiziano e maestro di Caravaggio.
E il curioso soprannome “alla Banchetta”? Secondo alcuni deriverebbe da una “panchetta” per il riposo dei fedeli. Più probabilmente, invece, è un riferimento ai Fagnani e al loro mestiere di mercanti-banchieri, in perfetta sintonia con il santo protettore, san Matteo, che prima di diventare apostolo era… un gabelliere.
Un piccolo scrigno di storia e arte, che racconta molto della Milano di ieri e di chi la abitava.


