fbpx

Cristina Trivulzio Belgiojoso, storia di una donna milanese

Più letti

Elisabetta Piselli
Amo da sempre le parole, mi piace sceglierle, dosarle e scriverle. Sono giornalista freeelance e mi occupo anche di Digital Pr e Ufficio Stampa. Scrivo da anni sul blog di Milano da Vedere, dove amo raccontare le emozioni che trasmette la città e collaboro anche con Tutto Milano di Repubblica.

Milano omaggia Cristina Trivulzio Belgiojoso. Ieri è stata inaugurata la prima statua milanese dedicata ad una donna.

Grande entusiasmo da parte del Sindaco Sala, che parla già di realizzarne un’altra dedicata a Margherita Hack. Nulla da dire sulla scelta di questa donna eccezionale, ma ci sono molte altre donne milanesi, che hanno contribuito a rendere grande la nostra città, che, a mio avviso meriterebbero di essere ricordate e raccontate.

Da ieri, quindi, in Piazza Belgiojoso, proprio davanti alla casa del Manzoni, si trova la statua di Cristina Trivulzio Belgiojoso. Ma quanti conoscono la sua storia?

La statua è stata posizionata nella piazza che porta il suo cognome (da sposata), ma lei nasce in Piazza Sant’Alessandro al civico 1, il 28 giugno 1808.

Figlia di Gerolamo Trivulzio e discendente di una delle famiglie aristocratiche più note di Milano, si sposa sedicenne con il Principe Belgioioso, che lascerà nel 1828 per la totale mancanza di propensione al matrimonio di lui. Non proprio il principe azzurro insomma…
Per gran parte della vita dovette convivere con l’epilessia.

Cristina Trivulzio Belgiojoso, storia di una donna milanese

Cristina Trivulzio Belgiojoso lavorerà per l’Unità d’Italia, scriverà per giornali in Francia, dove si trasferisce per sfuggire agli austriaci, per raccontare quel che accade in Italia. Passando da una vita molto più che agiata a quella di una donna che vive all’estero e si mantiene da sola.
Durante la sua permanenza a Parigi, frequenta il salotto degli intellettuali parigini, composta da filosofi, musicisti e storici.

La sua è stata senz’altro una vita piena e fuori dagli schemi (soprattutto per l’epoca), che l’ha portata anche a partecipare alle Cinque Giornate di Milano, con un esercito di 200 volontari. Si trasferirà in una valle della Turchia per aiutare i bisognosi e dove aprirà scuole ed asili…

Gli ultimi anni di vita li trascorre tra Locate Triulzi, il Lago di Como e Milano, dove muore nel 1871.

Ho imparato studiando le vite delle donne che hanno vissuto a Milano nei secoli scorsi, che la storia la si fa anche quando non ci sono i libri a raccontarla.

C’è un bellissimo libro intitolato “Donne avventurose che hanno fatto grande Milano”, che racconta le storie di 28 donne eccezionali che hanno contribuito a costruire la storia della nostra città.

Il libro, patrocinato dal Comune di Milano, nasce da un progetto di Diana De Marchi con Patrizia Zelioli ed è stato realizzato con grande cura e competenza da Carhusia. Grazie al sostegno di alcuni sponsor, è stato stampato in 900 copie (kit libro e gioco) per tutte le scuole primarie della città. Le copie si possono ritirare gratuitamente presso la propria biblioteca rionale di riferimento.