Palazzo Acerbi

La casa del diavolo, palazzo Acerbi.  Ebbene si, Milano non si fa mancare proprio niente.

Palazzo Acerbi di nome faceva Rossi, i nobili conti Rossi di San  Secondo che lo abitano fino al 1615, quando vendono la proprietà a Ludovico Acerbi. Mica uno spiantato s’intende, lui è Marchese di Cisterna.

Siamo in Corso di Porta Romana, proprio nei secoli d’oro di questa via che vede affacciata la migliore nobiltà cittadina. E’ la via della passeggiata mondana ed è la via anche del carnevale ambrosiano. Milanese,  Acerbi è funzionario del governo spagnolo, di ritorno in città dopo aver lavorato a Napoli.

Compra casa dai Rossi e la ristruttura secondo il gusto barocco, mai troppo di moda a Milano. Come da tradizione, la facciata, l’esterno del palazzo resta discreto, senza fronzoli. All’interno marmi, decori e stucchi e cortili erano degni della contrada dei nobili, per non parlare delle collezioni d’arte che ne arredavano i saloni.

Lo scettro di palazzo più lussuoso se lo giocava con il dirimpettaio palazzo Annoni. Qui il marchese si diverte, spende e soprattutto organizza feste e ricevimenti. Nulla da eccepire se non che in strada regna la peste. Milano si indispettisce per le risa ed i brindisi che risuonano dalle finestre, suoni che stridono con la campana dei monatti al loro triste lavoro. Fosse solo questo.

Non solo il marchese si diverte, ma a quanto pare il palazzo è completamente immune al contagio della peste manzoniana. Il marchese  sano come un pesce, se la ride insieme ad i suoi invitati. La città muore e lui se la ride. Non muore e ride. E’ lui, è Satana.

Milano muore sotto le finestre del palazzo di Satana che qui abitava, in Corso Porta Romana al numero 3. Quello stesso palazzo che viene colpito da una bombarda austriaca, rimasta incastrata nel marzo del 1848 ed ancora visibile dalla strada.

Palazzo Acerbi è in corso di Porta Romana, 3

Milano (è) da Vedere

1 commento

  1. […] Un secolo dopo è Carlo Annoni a far brillare la residenza in quanto ad arte e cultura, portandola ad essere uno dei riferimenti cittadini con una biblioteca impressionante ed una collezione d’arte che esponeva tra gli altri Rubens e Van Dyck, tutto requisito dagli austriaci nel 1848,  ma proverbiale è rimasta la battaglia a suon di lusso e mondanità ingaggiata con il dirimpettaio […]

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