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La lezione più bella

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Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...

Questa ve la voglio proprio raccontare: non è una storia che racconterete a nipoti, ma molto più semplicemente un incontro seppur virtuale che mi ha aiutato tantissimo.

Dovete sapere che mi è capitato tante volte  e mi auguro succeda nuovamente, covid permettendo, di essere invitato nelle scuole a raccontare la storia di Milano: dalle elementari fino alle superiori, ho avuto il piacere di trascinare nei meandri della storia milanese, centinaia di ragazze e ragazzi.

In occasione di una “due giorni” in una scuola media, la professoressa di italiano prima che me ne andassi, mi chiese se potevo fare un giorno in più per raccontare ai suoi studenti “vita morte e miracoli di Giotto“.

Di fronte a richieste di questo tipo non sono capace di dire di no, ma vi confesso che, dopo aver fissato la data da lì ad una settimana, inizia a pentirmi di aver  accettato.

Il motivo è semplice: pur riconoscendone la grandezza, non ero un amante di Giotto. Ed i miei limiti accademici (non ho studiato all’università beni culturali nè storia dell’arte: ho letto, tanto, ma per i fatti miei) si palesano quando entro in contatto con qualcosa o qualcuno che non amo particolarmente. Faccio fatica a farmelo entrare in testa.

Il giorno seguente quindi iniziai a pensare a cosa poter raccontare ai ragazzi e mi resi conto abbastanza velocemente che il bagaglio culturale che era in mio possesso, sarebbe bastato forse per una mezz’ora e poi…che avrei detto? Troppo, troppo poco per un artista come Giotto e soprattutto non potevo neanche immaginare che i ragazzi rimanessero senza le giuste indicazioni.

Rispolverai quindi i miei libri, andai e prenderne un paio in biblioteca, mi rimisi a studiare. E per quanto poco alla volta le argomentazioni da trattare venivano fuori, avevo quella sensazione di non essere ancora capace di raccontare Giotto come, per esempio, faccio con I Visconti, gli Sforza o per rimanere in tema, con Leonardo od il Luini.

Mi mancava quella confidenza che mi permette di poter passare da un momento all’altro della vita, in questo caso di Giotto, affrontare le opere con sicurezza e soprattutto, visto che mi hanno fatto notare in tante occasioni che è il valore aggiunto che riesco a dare a queste lezioni, portare i miei interlocutori su campi noti, sul mondo di oggi, pur dovendo raccontare storie di secoli fa.

Ero quasi rassegnato a fare quindi una “lezioni” classica quando per mia enorme fortuna trovai, se non ricorda male su youtube, un ciclo di lezioni su Giotto tenute da Daverio. Non ricordo quante fossero, ma passai la sera e buona parte della notte ad ascoltare il professore raccontare quello che avevo letto sui libri e tanto altro. Mi misi con enorme, immenso piacere, dall’altra parte della cattedra, come una volta, quando ero io lo studente.

E seguendo queste lezioni riuscì a fare quello che per tutti gli argomenti che hanno a che fare con Milano mi è sempre stato facile. Non è un capacità particolare, credo più una disfunzione o se preferite un dono: entro nel “film” che nella mia testa poco alla volta si crea, vivendo quasi in prima persona le vicende degli attori, Giotto in questo caso, così da avere poi alla fine della lezione, un ricordo. Vivo. Che a mio volta poi racconto.

Queste lezioni furono fondamentali per me e per due motivi: il primo ovviamente perchè riuscii ad affrontare l’argomento in classe proprio come avrei voluto, spiegando ai ragazzi la vita dell’artista e le sue opere, ma con quel taglio leggero che piace a me, che fa sorridere in questo caso i ragazzi e, questo lo scopo fondamentale, faccia sì che possano appassionarsi all’argomento. E lo ricordino con piacere.

E poi mi fu chiaro che come per Giotto avrei potuto affrontare altri argomenti che avevo volutamente saltato perchè non in linea con i miei gusti. E Daverio fu davvero fondamentale, con i suoi libri e le sue lezioni, seppure online.

Non ho avuto il privilegio di essere un suo vero studente, ma per me sarà sempre uno dei miei professori preferiti.

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