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Ansia, paura e tanta maleducazione

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Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...

Stiamo vivendo un altro momento complesso: ognuno di noi prova sensazioni diverse che fanno dalla paura, timore, all’ansia. Non è facile gestire tutto quello che leggiamo ed a volte ci si lascia prendere dallo sconforto. Ogni tanto, confesso, capita anche a me.

Anche oggi aspetteremo di sapere quali nuove regole verranno applicate, cosa si potrà fare e cosa no, ma almeno per quel che riguarda la nostra città è evidente che non dico tutti, ma tanti, tantissimo stanno prendendo in modo serio e rigoroso quanto stabilito dalla Regione, ovvero il coprifuoco alle 23.00

Più volte durante il lockdown avevo letto, e confesso che in alcuni momenti ci avevo quasi creduto, che quella lezione, quella batosta (sì perchè parliamoci chiaro, è stata una batosta enorme) fosse per lo meno servita a far cambiare un po’ la mentalità, alcuni modi di fare e di essere di tanta gente.

E’ bastata l’estate per far crollare questa speranza e vedere esattamente gli stessi comportamenti di sempre.

Già perchè se l’ansia e la paura di alcuni possono essere giustificati dall’attuale situazione, la maleducazione no, quella è sempre condannabile.

Ennesima riprova di come le cose non sono cambiate in questo senso me l’ha data il racconto di un ristoratore che lamentava, giustamente, il fatto che un po’ di gente, dopo aver prenotato nel suo locale, non si è presentata.

E’ un argomento che conosco bene: in tempi no covid, avevamo spesso serata per le quali si richiedeva la prenotazione al fine di poter garantire a tutti il posto a sedere. In 8 anni credo non ci sia mai stata una serata nella quale almeno un paio di persone se ne fregassero altamente di avvisare. Ovviamente un contrattempo, un impegno improvviso possono sempre capitare, ci mancherebbe altro. E’ il menefreghismo per il lavoro altrui quello che proprio mi fa salire il sangue al cervello.

Ah sì, è vero, ma avevo altro da fare” è una di quelle risposte che, alla mail nella quale chiedevamo motivi per l’assenza, mi faceva scattare la sindrome da “Un giorno di ordinaria follia“. Per fortuna c’era sempre qualcuno che mi tratteneva.

Questa gente non ha idea ( e se ce l’ha è ancora peggio!!) che dietro un ristorante, una pizzeria, un evento, una serata, c’è il lavoro di tanta gente: lavoro, tempo, impegno, sudore e fatica. Esatto, come qualsiasi altro lavoro.

E prenotare tante per fare o per vedere il proprio nome nella lista dei “parteciperò” su facebook, è penoso. Avvisare che non si ha modo di venire dovrebbe essere un comportamento normale, doveroso e rispettoso.

Ma ho paura che per insegnare questo a certa gente, non servirebbe neanche un anno di peste bubbonica.

paura ansia e maleducazione
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