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sabato 8 Maggio

Quella volta a Milano con Dustin Hoffman

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Danilo Dagradi
Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...

Sono passati tanti anni da allora, ma conservo un bellissimo ricordo. Per un paio di settimane ho girato Milano e non solo in compagnia di Dustin Hoffman.

Detta così sembrerebbe che fossimo amici. No, non è esatto. Diciamo che mi era stato chiesto di accompagnarlo nei suoi giri e di dare in mano con le traduzioni. Mi fu chiesto di mantenere un determinato comportamento, serio e professionale che il divo americano mi chiese di dimenticare praticamente pochi minuti dopo che atterrò con l’aereo a Linate e si mise a sedere davanti (me lo avevano vietato) in macchina.

Dei giorni milanesi ho ricordi incredibili: le uscite a piedi tra Montenapoleone e via della Spiga, i vari stop nei negozi e l’incredulità dei commessi nel vederlo entrare e iniziare a chiedere, le mamme che chiedevano di fare la foto con i bambini. Come è indimenticabile la cena in un ristorante già chiuso che riaprì solo per noi.

La cosa che però più mi ha colpito e che ancora oggi mi capita di raccontare è legata ad un luogo storico della nostra città, una casa museo.

Il buon Dustin Hoffman infatti si innamorò, non trovo termine migliore, di uno stendardo pubblicitario esposto fuori da questa casa museo: ogni volta che ci passavamo si fermava, alzava lo sguardo e mi diceva quanto fosse bella.

L’ultimo giorno, poco prima di arrivare a Linate, mi chiese se potevo informarmi per comprare quello stendardo: mi lasciò il numero di telefono e mi disse di fargli sapere.

Provate ad immaginare la scena: qualche giorno dopo andai in questa casa museo e chiesi se era possibile comprare quello stendardo. Mi guardarono strano. Dissi che non era per me, ma era una richiesta di Dustin Hoffman. Mi dissero che sì, si poteva fare, ma solo al termine dell’utilizzo e che non l’avrebbero venduta, ma si poteva fare una donazione.

Informai Dustin Hoffman che fece la donazione e mi inviò i soldi per la spedizione e l’indirizzo dove mandarla appena possibile. E così andò. Mi chiamarono appena lo stendardo fu disponibile, lo impacchettai e via Fedex arrivò a destinazione.

Mi sono sempre chiesto che cosa ne avrà mai fatto: l’unico dettaglio che conosco è che il destinatario non era lui, ma la figlia. Chissà….

Avrei potuto raccontare di quando mi obbligò ad andare al cinema Odeon con lui a vedere un film in cui era protagonista per sentirsi con la voce italiana, ma lo lascio per un’altra volta.

Quella volta a Milano con Dustin Hoffman
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