C’è una strada che non si vede sulle mappe, ma che ha costruito uno dei simboli più potenti di Milano.
È la via del marmo.
Un percorso lungo circa 100 chilometri che parte dalle cave di Candoglia, in Val d’Ossola, e arriva fino al cuore della città: il Duomo di Milano. Un viaggio fatto di acqua, ingegno e visione, iniziato oltre 630 anni fa, nel 1387, subito dopo la posa della prima pietra voluta da Gian Galeazzo Visconti.
E oggi, 1 aprile, questo percorso è tornato al centro dell’attenzione.
Presentata oggi la via del marmo: il progetto 2026-2027
Proprio oggi, 1 aprile, è stata presentata ufficialmente la nuova fase del progetto legato alla via del marmo, con le attività previste per il 2026 e il 2027.
Un progetto avviato nel 2024 e sostenuto da Regione Lombardia, in collaborazione con il Consorzio Est Ticino Villoresi, la Veneranda Fabbrica del Duomo e l’Arcidiocesi di Milano.
L’obiettivo è chiaro: non solo ricordare un passato straordinario, ma renderlo esperienza viva.
Camminabile. Visitabile. Raccontabile.
La via del marmo e le vie d’acqua che hanno costruito Milano
La scelta del marmo di Candoglia non è stata solo estetica.
È stata logistica.
Trasportare enormi blocchi di pietra via terra sarebbe stato complesso, lento, quasi impossibile. E allora Milano ha fatto quello che sa fare meglio: ha sfruttato l’acqua.
Il Lago Maggiore, il Ticino, il Toce e soprattutto il Naviglio Grande sono diventati una vera autostrada medievale.
Non tutti sanno che il Naviglio Grande, iniziato nel 1177, è uno dei canali navigabili più antichi d’Europa. Grazie a un sistema ingegnoso di conche – sviluppato anche con il contributo di ingegneri della Fabbrica del Duomo – le imbarcazioni riuscivano a superare i dislivelli fino ad arrivare praticamente sotto il cantiere.
Fino al Laghetto di Santo Stefano, a pochi passi dal Duomo.
E quella via d’acqua è rimasta viva fino a tempi recentissimi: l’ultimo barcone carico di merci è arrivato in Darsena nel 1979.
La via del marmo lungo il Naviglio Grande, tra storia e territori
Ed è proprio lungo il Naviglio Grande che questa storia prende forma in modo più evidente.
Borghi, cascine, chiese, ponti, paesaggi.
Noi di Milano da Vedere lo sappiamo bene: da anni raccontiamo i comuni e i paesi che si affacciano sulle sponde del Naviglio Grande. Luoghi che spesso sembrano silenziosi, ma che in realtà custodiscono una parte fondamentale di questa via del marmo.
Perché qui passavano i blocchi di pietra.
Ma passavano anche idee, mestieri, tradizioni.
E ancora oggi, camminando lungo queste rive, si ha la sensazione che qualcosa sia rimasto.
Un percorso che oggi diventa esperienza
Oggi la via del marmo non è solo storia.
È un’esperienza.
Un itinerario che si può percorrere a piedi, in bici, a cavallo o persino in acqua, riscoprendo un territorio fatto di natura, architettura e memoria.
Un progetto che guarda avanti senza perdere il legame con ciò che è stato. Che trasforma un’antica via di trasporto in un racconto continuo, capace di unire luoghi della cultura e della spiritualità, paesaggi e comunità. Un percorso che invita a rallentare, a osservare, a capire.
Perché lungo questa strada non si muovevano solo blocchi di marmo.
Si muoveva un’idea di città.
E oggi, passo dopo passo, quella stessa idea può tornare a vivere.

