HomeCuriositàCamillo Pacetti, lo scultore che anticipò la Libertà

Camillo Pacetti, lo scultore che anticipò la Libertà

Dalla cattedra di Brera alla facciata del Duomo: la storia dello scultore della Legge Nuova, la statua milanese che ricorda sorprendentemente quella di New York

Sul Duomo di Milano ci sono migliaia di statue. Alcune si fanno notare immediatamente, altre rimangono per anni davanti ai nostri occhi senza che quasi nessuno si accorga della loro presenza. Tra queste ultime ce n’è una che, osservata con attenzione, può provocare una certa sorpresa.

Si trova sulla facciata, alla sinistra del grande finestrone centrale. Raffigura una figura femminile avvolta in una lunga veste, con il capo coronato e un braccio sollevato. Si chiama Legge Nuova e fu scolpita nel 1810 da Camillo Pacetti.

Basta guardarla per pensare alla Statua della Libertà di New York, realizzata molti decenni più tardi. Una somiglianza che ha dato origine a una domanda affascinante: la celebre statua americana potrebbe essere stata ispirata proprio da una scultura del Duomo di Milano?

La risposta non è certa. Il legame non è documentato, ma il confronto è inevitabile e ha contribuito a riportare l’attenzione su uno scultore che ebbe un ruolo importante nella Milano dei primi anni dell’Ottocento.

Chi era Camillo Pacetti

Camillo Pacetti nacque a Roma il 2 maggio 1758. Era il terzo di cinque figli di Andrea Pacetti, incisore di gemme, e di Lucrezia Saiocchi. Anche il fratello maggiore Vincenzo sarebbe diventato uno scultore conosciuto e avrebbe avuto un ruolo importante nella sua formazione.

Camillo frequentò l’Accademia di San Luca, una delle principali istituzioni artistiche romane, dove nel 1775 vinse un premio con un bassorilievo raffigurante Giuditta che mostra al popolo la testa di Oloferne.

Negli anni successivi lavorò per chiese e committenti privati, realizzò modelli destinati alla produzione di bronzi e porcellane e partecipò al restauro di opere antiche appartenenti alla famiglia Borghese. Il confronto diretto con la scultura classica e la vicinanza con Antonio Canova orientarono progressivamente il suo stile verso il Neoclassicismo.

Pacetti apparteneva dunque a una generazione che guardava all’antichità non soltanto come a un repertorio da imitare, ma come a un modello di equilibrio, bellezza e rigore. Una visione che avrebbe portato con sé quando, nel 1805, lasciò definitivamente Roma per trasferirsi a Milano.

Camillo Pacetti arriva all’Accademia di Brera

A chiamarlo a Milano fu Giuseppe Bossi, allora segretario dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Pacetti doveva prendere il posto di Giuseppe Franchi alla cattedra di scultura.

Il suo arrivo contribuì a rinnovare l’insegnamento artistico milanese. Pacetti importò a Brera i metodi appresi all’Accademia di San Luca, facendo lavorare gli studenti sulla copia dei modelli antichi e coinvolgendoli nei grandi cantieri che stavano trasformando Milano durante l’età napoleonica.

Non rimase quindi un professore chiuso nella propria aula. Partecipò direttamente alla vita artistica della città e utilizzò i cantieri milanesi come luoghi nei quali i giovani scultori potevano confrontarsi con opere vere, dimensioni monumentali e commissioni pubbliche.

Tra i suoi allievi si ricordano Abbondio Sangiorgio, Stefano Girola e Benedetto Cacciatori, che sposò sua figlia e portò a termine alcune opere rimaste incompiute dopo la sua morte.

Le sculture di Camillo Pacetti per il Duomo di Milano

La posizione raggiunta all’interno dell’Accademia permise a Pacetti di essere coinvolto nel completamento della facciata del Duomo di Milano, uno dei più importanti cantieri artistici della città.

Per la cattedrale realizzò diverse sculture monumentali, tra le quali San Giacomo Maggiore, Mosè e la Legge Nuova. Gli venne inoltre affidato il compito di supervisionare il lavoro degli altri scultori e di preparare alcuni bozzetti destinati a essere tradotti in marmo dai suoi allievi.

La sua presenza nel cantiere fu quindi tutt’altro che marginale. Camillo Pacetti contribuì concretamente a definire l’aspetto ottocentesco della facciata che milioni di persone osservano ancora oggi.

Eppure il suo nome è conosciuto soprattutto per una sola figura.

La Legge Nuova sulla facciata del Duomo

La Legge Nuova fu realizzata nel 1810 in marmo di Candoglia, lo stesso materiale che caratterizza l’intera cattedrale. È collocata sul lato sinistro del grande finestrone centrale e simboleggia il Nuovo Testamento.

Sul lato opposto si trova la Legge Vecchia, chiamata anche Legge Mosaica, scolpita nello stesso periodo da Luigi Acquisti. Le due opere formano quindi un dialogo simbolico tra l’Antico e il Nuovo Testamento.

Pacetti rappresentò la Legge Nuova come una donna avvolta in una tunica. La figura tiene accanto a sé una grande croce e solleva il braccio destro, mentre il capo è circondato da una corona. L’impostazione è solenne, verticale e immediatamente leggibile anche da lontano.

Il bozzetto preparatorio dell’opera è conservato alla Galleria d’Arte Moderna di Milano, mentre un modello in gesso si trova nell’oratorio Sommariva, nelle vicinanze di Villa Carlotta sul lago di Como.

La Legge Nuova ispirò la Statua della Libertà?

È qui che la storia diventa particolarmente interessante.

La Legge Nuova di Camillo Pacetti risale al 1810. La Statua della Libertà, progettata dallo scultore francese Frédéric-Auguste Bartholdi, fu invece inaugurata nel porto di New York il 28 ottobre 1886.

Tra le due opere trascorsero quindi 76 anni.

Le somiglianze sono evidenti: entrambe raffigurano una figura femminile avvolta in una lunga veste, entrambe presentano un copricapo o una corona e assumono una posa verticale dominata dal braccio destro sollevato. Anche l’idea di una figura monumentale portatrice di un principio universale avvicina le due sculture.

Non possediamo però documenti capaci di dimostrare che Bartholdi vide la Legge Nuova o che decise consapevolmente di utilizzarla come modello. Non possiamo quindi affermare che la Statua della Libertà sia una copia della figura scolpita da Pacetti.

È più corretto dire che la Legge Nuova viene considerata una delle possibili fonti iconografiche della statua newyorkese. Le figure femminili allegoriche, le corone e le fiaccole appartenevano infatti a un linguaggio simbolico diffuso nell’arte europea, soprattutto tra Neoclassicismo e Ottocento.

La suggestione, però, rimane. E la prossima volta che passerete davanti al Duomo sarà difficile non alzare gli occhi per cercarla.

Camillo Pacetti e l’Arco della Pace

Il Duomo non fu l’unico grande monumento milanese sul quale Camillo Pacetti lasciò la propria firma.

Lo scultore partecipò anche alla decorazione dell’Arco della Pace, inizialmente conosciuto come Arco del Sempione e progettato da Luigi Cagnola all’ingresso della strada voluta da Napoleone per collegare Milano a Parigi.

Pacetti realizzò due bassorilievi raffiguranti Marte e Minerva, collocati sugli stilobati, e il rilievo della Resa di Dresda, ispirato nel linguaggio figurativo alle scene della Colonna Traiana. Preparò inoltre i modelli per due Vittorie destinate ai pennacchi dell’arco.

Anche in questo caso il suo lavoro mostra il legame tra cultura classica, celebrazione politica e trasformazione urbana. Milano stava cambiando volto e Pacetti fu uno degli artisti chiamati a dare una forma monumentale a quel cambiamento.

Le altre opere di Camillo Pacetti a Milano

La produzione di Pacetti non si limitò alle grandi commissioni pubbliche. Fu autore di ritratti, sculture religiose, soggetti mitologici e composizioni allegoriche.

Tra le opere più importanti figura Minerva infonde l’anima all’automa di Prometeo, presentata a Brera nel 1806 e oggi conservata alla Galleria d’Arte Moderna di Milano. La scena raffigura Minerva nell’atto di donare la vita alla creatura modellata da Prometeo e può essere interpretata come una celebrazione della scultura, capace di trasformare la materia in una presenza viva.

Realizzò inoltre busti dedicati ad Andrea Appiani e Giuseppe Bossi, la statua di Santa Marcellina per la basilica di Sant’Ambrogio e numerosi bozzetti, molti dei quali sono oggi conservati nelle raccolte della Galleria d’Arte Moderna.

Camillo Pacetti morì a Milano il 16 luglio 1826 e venne sepolto nel cimitero di Porta Comasina, accanto al suo predecessore Giuseppe Franchi. Quel cimitero non esiste più, ma le sue opere continuano a occupare alcuni dei luoghi più rappresentativi della città.

Uno scultore romano diventato parte di Milano

Camillo Pacetti arrivò da Roma portando con sé la tradizione dell’Accademia di San Luca, il confronto con l’arte antica e l’influenza di Canova. A Milano trovò però il luogo nel quale insegnare, lavorare e lasciare il segno.

Lo fece a Brera, formando una nuova generazione di scultori. Lo fece all’Arco della Pace, partecipando alla costruzione della Milano napoleonica. E soprattutto lo fece sulla facciata del Duomo, dove la sua Legge Nuova continua a osservare la piazza da più di due secoli.

Che abbia davvero ispirato la Statua della Libertà non possiamo saperlo con certezza. Possiamo però dire che, molto prima che la grande figura di Bartholdi comparisse nel porto di New York, una donna coronata e con il braccio alzato era già apparsa nel cuore di Milano.

E forse basterebbe questo per ricordare un po’ più spesso il nome di Camillo Pacetti.

Domande frequenti su Camillo Pacetti

Chi era Camillo Pacetti?

Camillo Pacetti fu uno scultore neoclassico italiano, nato a Roma nel 1758 e morto a Milano nel 1826. Dal 1805 insegnò scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera e partecipò alla decorazione del Duomo e dell’Arco della Pace.

Dove si trova la Legge Nuova?

La Legge Nuova si trova sulla facciata del Duomo di Milano, alla sinistra del grande finestrone collocato sopra il portale centrale.

Quando venne realizzata la Legge Nuova?

Camillo Pacetti realizzò la Legge Nuova nel 1810, utilizzando il marmo di Candoglia.

La Legge Nuova ispirò davvero la Statua della Libertà?

La somiglianza tra le due statue ha fatto ipotizzare un’influenza, ma non esistono prove documentarie che Frédéric-Auguste Bartholdi abbia utilizzato direttamente la Legge Nuova come modello.

Quali altre opere realizzò Camillo Pacetti a Milano?

Pacetti lavorò alle decorazioni dell’Arco della Pace, realizzò sculture per il Duomo e per la basilica di Sant’Ambrogio e creò opere oggi conservate alla Galleria d’Arte Moderna e alla Pinacoteca di Brera.

Danilo Dagradi
Danilo Dagradihttps://www.danilodagradi.it
Danilo racconta Milano da oltre dieci anni attraverso articoli, podcast e video che ne svelano l’anima più autentica.
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