A monte della frazione di Candoglia, nel comune di Mergozzo, in Piemonte, si trova la cava da cui da oltre sei secoli si estrae il marmo di Candoglia, la pietra che ha dato forma al Duomo di Milano.
Si tratta di un marmo bianco-rosato, con delicate venature grigie, apprezzato per la sua bellezza cristallina e per le eccezionali qualità fisico-chimiche, che lo rendono al tempo stesso resistente e raffinato.
⚒️ La decisione di Gian Galeazzo Visconti
Nel 1387, Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, decise di sostituire i mattoni originariamente previsti per la costruzione della Cattedrale con il marmo di Candoglia.
Per rendere possibile l’impresa, concesse alla Veneranda Fabbrica del Duomo l’uso esclusivo della cava e il trasporto gratuito dei blocchi fino a Milano.
Fu una scelta che cambiò per sempre il volto della città: la luce rosa del marmo divenne il segno distintivo della Cattedrale, influenzandone l’architettura, la struttura e ogni dettaglio ornamentale.
🚤 Il viaggio del marmo verso Milano
Il trasporto avveniva interamente via acqua: dal fiume Toce al Lago Maggiore, poi lungo il Ticino e il Naviglio Grande fino alla Darsena di Sant’Eustorgio.
Da qui, attraverso un sistema di chiuse, i blocchi arrivavano fino al Laghetto di Santo Stefano (oggi scomparso, ma ricordato in via Laghetto), a pochi passi dal cantiere del Duomo.
Le imbarcazioni che trasportavano il marmo erano contraddistinte dalla sigla A.U.F. — Ad Usum Fabricae, che garantiva l’esenzione da dazi e pedaggi.
Da questa sigla deriva, secondo la tradizione popolare, l’espressione “ad ufo”, ancora oggi usata per indicare qualcosa di gratuito.
🪨 Geologia e caratteristiche del marmo
Il marmo di Candoglia si trova in tre banchi principali incastonati nella serie gneissica della Val d’Ossola.
La sua sfumatura rosa è dovuta alla presenza di ossido di ferro, mentre la composizione mineralogica ha reso la cava un sito di grande interesse scientifico: qui, infatti, sono stati scoperti minerali rari come la taramellite, un silicato di bario dal colore brunastro, dedicato al geologo Torquato Taramelli.
🧱 Le cave: un’opera d’ingegno e fatica
La Cava Madre di Candoglia è una gigantesca caverna che raggiunge i 120 metri di profondità, con volte alte fino a 30 metri.
Nonostante le moderne tecnologie, l’estrazione avviene ancora con metodi simili a quelli medievali, basati sul taglio con filo metallico.
Le difficoltà e i costi dell’escavazione non hanno mai fermato la Veneranda Fabbrica, che continua a custodire e coltivare la cava con personale altamente specializzato, assicurando la manutenzione del Duomo con la stessa pietra di origine.
🏛️ Dai Romani al Rinascimento: una lunga storia di pietra
Il marmo di Candoglia era già noto in epoca romana, utilizzato per sarcofagi e decorazioni ritrovati a Milano, Pavia e Torino.
Con il Duomo di Milano, però, divenne un simbolo di spiritualità e continuità.
Dal XV secolo, fu impiegato anche in altri monumenti, tra cui la Certosa di Pavia, l’Arca di Sant’Agostino, la Cappella Colleoni a Bergamo, la Chiesa di San Francesco a Piacenza e la Basilica di San Petronio a Bologna.
Un decreto del 1927, confermato poi da una legge regionale piemontese, ha ribadito il diritto esclusivo della Veneranda Fabbrica del Duomo a utilizzare il marmo di Candoglia: un privilegio che ancora oggi lega indissolubilmente la cava alla Cattedrale.
🌇 Il Duomo e la sua luce: un legame eterno
Camminando sul tetto del Duomo o osservandone le guglie al tramonto, si percepisce tutta la magia di questo marmo: una pietra viva, capace di riflettere la luce di Milano con sfumature sempre diverse.
È la luce del Candoglia, il respiro della montagna che da secoli si fonde con l’anima della città.

