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C’era una volta e oggi non c’è più

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Danilo Dagradi
Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...

C’era una volta e oggi non c’è più: no, le favole non iniziano così. E quella che vi voglio raccontare qui adesso non è una storia inventata, ma vita reale, accaduta qualche tempo fa.

Quante volte sarà capitato anche a voi di ricordare un qualcosa che c’era e che oggi non c’è più?

Senza entrare nella sfera personale, quindi evitando di parlare di persone, ci sono anche pezzi della nostra città che c’erano ed oggi sono scomparsi. E senza dover andare indietro di secoli, beninteso!

Probabilmente potrei riempire qualche pagina scrivendo tutto quello che da ragazzo ho visto, magari anche toccato con mano e che oggi ha lasciato il suo posto ad altro. Ma per una volta, o per lo meno per questa prima volta, vi racconto qualche cosa di diverso.

C’era una volta e oggi non c’è più: 1985

Correva l’anno 1985 e con mio fratello ed i miei genitori traslocammo: da quella che era la casa dove ero nato in via Quadrio, a due passi dalla stazione Garibaldi, ci spostammo in zona San Siro. Eravamo allora al limite della città: non che oggi sia centro ovviamente, ma 30 anni fa la differenza con la città era davvero molto più accentuata.

A San Siro si poteva vedere la nebbia, eccome! Quel bel nebbione che, lo ricordo perfettamente, quando arrivava copriva tutto e sembrava quasi voler entrare in casa. A San Siro c’erano ( e ci sono) i prati: ero passato da un giardinetto che condividevo con un amico e qualche cane ad un parco che iniziava sotto casa e chissà dove mai finiva (l’ho scoperto qualche tempo dopo).

Insomma, la situazione era davvero diversa: anche i negozi che prima erano sotto casa, non c’erano più. Bisognava camminare un po’ o prendere la bici per arrivare dal panettiere.

Erano pochi giorni che abitavo nella nuova casa e una mattina ( era primavera) molto presto mi svegliai notando subito dopo che anche i miei genitori erano svegli. Nella vecchia casa la mia cameretta così come quella dei miei dava sulla via Maroncelli: capitava che qualche moto passasse e facesse baccano, ma l’unico suono che mi svegliava era quello del campanile della chiesa di Sant’Antonio che praticamente avevo in casa.

Quella mattina no, niente campane (che tra l’altro si sentivano appena): tutti  ci svegliammo perchè sotto casa ( e abitavamo all’ottavo piano!) stavano passando centinaia di pecore!

Probabilmente la prima cosa che avrò pensato sarà stata: “ma dove mi hanno portato a vivere”, ma non credo di averla detta. E, a pensarci bene, non è neanche stata la prima cosa che pensai. La prima sicuramente sarà stata:” allora è così che sono fatte le pecore”.

Imparammo presto che quello era un appuntamento ricorrente in alcune giornate: il gregge si spostava da quello che oggi chiamiamo Bosco in città al Parco della Cave. O viceversa, non ricordo.

Durarono 4 o forse 5 anni quegli incontri mattutini: era davvero particolare stare alla finestra e veder passare queste bestiole sentendo il loro belare. Faceva a pugni con i suoni della città che di lì a poco ( la via Novara era a poche centinaia di metri) avrebbero iniziato a sentirsi.

C’era una volta un gregge sotto a casa.

Oggi non c’è più.

 

c'era una volta
c’era una volta

 

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