Santa Maria della Vittoria fotografata da Giovanni Dell'Orto
Santa Maria della Vittoria fotografata da Giovanni Dell'Orto

Santa Maria della Vittoria: in quanti ci passiamo davanti tutti i giorni, quanti la degnano di uno sguardo ogni weekend? Questa chiesa infatti  gode proprio di poca familiarità, forse patisce la vicinanza con la ben più conosciuta ed importante Basilica di S. Lorenzo. Siamo infatti all’inizio di via De Amicis, appena fuori gli archi di porta ticinese, zona trafficatissima e frequentatissima, eppure ci è forse più famigliare nelle foto in bianco e nero, quelle che ritraggono ancora l’antico naviglio interno che lambiva la porta e accarezzava proprio al chiesa. E’ proprio lei a far da sfondo a quell’atmosfera ormai perduta e che ne fa una delle poche testimoni di quella città così lontana da noi. Qui officiavano i monaci dell’ordine degli umiliati che ne abitavano il convento annesso già dal 1221, prima della soppressione dell’ordine e del conseguente passaggio alle monache domenicane. A fine ‘500 iniziano i primi lavori di ammodernamento che si arenano in fretta, prima che a metterci mano sia il Ricchini nel 1615. Come spesso succede oggi, i soldi finiscono ed il cantiere si ferma a metà del secolo. Siamo nel 1655 quando interviene il cardinal Luigi Omodei, in soccorso alla madre superiora Beatrice. Di cognome? Omodei. Alla facciata si sovrascrive uno stile più consono e si erige poi il campanile sotto la guida del Paggi e del gusto barocco, terminando i lavori solo nel 1679 e accogliendo le spoglie della famiglia che tanto ha speso per la sua ristrutturazione. La soppressione del convento nel 1810 segna l’apertura al pubblico dell’edificio sacro, separato anche dall’antico coro, mai vissuto a pieno dalla città. Il ‘900 segna un nuovo restyling non proprio di qualità, completando la facciata in pasta di cemento.

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