In una delle vie più nascoste e affascinanti della città, via Magolfa 13, si trova una piccola chiesa ricca di storie e leggende. La conoscono con tre nomi: Santa Maria del Sasso, Santa Maria del Sangue o, più popolarmente, la chiesa degli spazzacamini.
Le origini: dagli spazzacamini alla Madonna del Sasso
Nel Quattrocento, Milano accoglieva ogni anno i giovani spazzacamini della Val Vigezzo, che lasciavano le loro valli per lavorare in città.
Per sentirsi meno lontani da casa, costruirono un oratorio dedicato alla Madonna del Sasso, venerata nel grande santuario della loro terra. Ogni sera, dopo il duro lavoro tra i camini della città, si ritrovavano qui, uniti dalla fede e dal bisogno di comunità.
Santa Maria del Sangue: il miracolo del 1494
Il 29 aprile 1494 accadde qualcosa che rese celebre la piccola chiesa. Un uomo, Giovanni Zucono, in evidente stato di ebbrezza, colpì con delle pietre l’affresco della Madonna. L’immagine, secondo le cronache, iniziò a sanguinare e lo fece per quasi un mese.
Da allora l’oratorio fu conosciuto anche come Santa Maria del Sangue, attirando devozione e pellegrinaggi.
La chiesa tra spazzacamini e lavandaie
Accanto all’oratorio, le dame di San Vincenzo si occuparono per secoli dei bambini delle famiglie più povere, offrendo istruzione e indumenti.
Quando gli spazzacamini smisero di scendere a Milano, attorno al 1880, il piccolo edificio passò alle comunità di lavandaie e conciatori di pelli che abitavano la zona. Non a caso, la fuliggine raccolta dagli spazzacamini veniva venduta proprio qui vicino, in via Argelati, perché utile al lavoro delle concerie.
Santa Maria del Sasso oggi
Ristrutturata in stile neogotico, oggi la chiesa conserva il fascino semplice e nascosto di un angolo di Milano che profuma ancora di storia. Passeggiando lungo via Magolfa si notano le tracce della roggia Boniforti, oggi prosciugata, che un tempo accompagnava la vita del quartiere tra lavandaie, artigiani e spazzacamini.
👉 Santa Maria del Sasso è uno di quei luoghi che Milano custodisce quasi in silenzio, ma che meritano di essere scoperti.


