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Pensieri mattutini aspettando il caffè

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L’ho incrociato questa mattina sotto casa e mi è tornato alla mente un episodio di un mese fa grosso modo che avrei voluto raccontarvi, ma che poi è andato nel dimenticatoio.

Per diverso tempo, ogni mattina, in quell’epoca pre covid che sembra tanto lontana, lo incontravo al bar. Un signore che ad occhio potrebbe avere 80 anni, sempre vestito bene, elegante ed estremamente educato.

Di buon mattino, entrava al bar e appena varcata la soglia il suo “Buongiorno” si sentiva subito. Il bar, piccolo, a quell’ora aveva sempre tanta gente che aspettava il caffè ed avevo notato che, succedeva, se non aveva risposta al suo saluto, si avvicinava al bancone e immancabilmente faceva partire quel colpetto di tosse di chi certamente non ha il raffreddore nè il “ranteghino” in gola, ma vuole semplicemente far notare la propria presenza e, immagino, la mancanza di risposta al suo saluto.

E puntualmente, dopo quel colpetto di tosse, il barista si avvicinava, salutava e prendeva la comanda.

Questo è quello a cui ho assistito per diverso tempo. Poi il lockdown, l’estate con orario diversi, la ripresa incasinata. Ecco, grosso modo un mesetto fa, prima che Milano diventasse zona rossa, eccolo di nuovo al bar.

Il suo “Buongiorno” mi era mancato e in un certo senso ero felice di vederlo. E quel giorno, nonostante gente ce ne fosse molto meno rispetto al “prima”, nessuna risposta al suo saluto.

Lui si avvicina al bancone e “cough” ecco, il colpetto di tosse. Quel poco di brusio che c’era, scomparve in un attimo e tutti iniziarono a guardarlo, barista compreso.

Che fa questo, tossisce al bar? Sarà malato?” mi sono immaginato i pensieri delle persone lì a fianco. E deve averlo capito anche lui, visto che si è affrettato a ribadire il suo Buongiorno.

Aveva ovviamente la mascherina, ma è bastato poco per attirare l’attenzione. Non certamente quella che sperava.

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