Carlo Tenca

Carlo Tenca: un po’ più d’attenzione la meriterebbe di certo. Nato  povero o quasi nel 1816, studia e si distingue, tanto da attirare l’attenzione dei conti Porro, con cui stringe una grandissima amicizia che lo influenza moltissimo. Conti si, ma dai Porro non era certo solo champagne anzi: il tricolore sventolava nei cuori patriottici del loro salotto, lo stesso che vede nascere le prime scintille delle cinque giornate su cui lo stesso Tenca soffia molto forte. Letterato, politico e giornalista assume la direzione della Rivista Europea nel 1845, giusto un anno dopo aver conosciuto la Contessina Clara Maffei. Dal salotto Porro al salotto Maffei, Tenca anima e fa eco alle idee mazziniane, mentre Clara lo circonda del meglio culturale e musicale milanese ed internazionale.

Carlo Tenca
Carlo Tenca

Da qui passano proprio tutti contribuendo a farne una, se non la principale, scintilla delle cinque giornate. Partecipano entrambi, sia Tenca che la Maffei, alla rivoluzione del ’48. Dopo aver preso parte alle Cinque giornate di Milano, è direttore del Ventidue marzo, il giornale del governo provvisorio. Con il ritorno degli austriaci, Tenca imprime una svolta culturale nel salotto Maffei e dunque nella Milano patriottica. Fondando e dirigendo Il Crepuscolo  sostiene la causa piemontese con l’appoggio di Carlo Cattaneo.

Nel 1857 Francesco Giuseppe visita ufficialmente Milano, trovandosi in corteo in una città deserta. Strade vuote, finestre sbarrate e certo Tenca ed il suo giornale non avevano promosso bene l’evento. Da questo momento gli austriaci provano a contenerlo togliendogli la direzione del giornale e decretandone la chiusura, ma è tutto inutile, la Lombardia è libera e sono arrivati i Savoia.

Liberata la Lombardia, è eletto deputato di Milano per sei legislature; quale assessore del comune cura la riforma delle scuole elementari, diventando inoltre membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Si dimette da tutte le cariche nel 1880, per lasciarci all’età di 67 anni nel 1883. Giovanni Visconti di Venosta lo ricordava così: “Le opinioni e la volontà erano in lui tenacissime, sebbene sempre rivestite dì forme cortesi poiché, quantunque d’origine popolana, nei gusti, nelle maniere, nei sentimenti, in tutto aveva una certa distinzione aristocratica. Studioso e lavoratore indefesso, d’abitudini modeste e vivendo del suo lavoro, non venne mai meno alla dignità e alla più severa onestà della vita… Calmo, freddo, senza mai agitarsi esercitava intorno a sé coll’esempio una larga influenza. Era… l’anima segreta del salotto della contessa Maffei, pur avendo il fine buon gusto di non parerlo mai”. Altre generazioni.