Azzone Visconti

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Azzone Visconti, sì Azzone.

Azzone Visconti. Non sorridete. Manca la “c”. E ad ogni modo non lo sarebbe stato. Leggenda vuole che una vipera si sia fatta un giretto nel suo elmo, ma, miracolo, senza azzardarsi a morderlo. Miracolo e perciò degno di esser ricordato dall’araldica. Nasce così lo stemma del biscione, almeno secondo una delle tante leggende.

Tornando alla realtà Azzone nasce il 7 dicembre 1302 da babbo Galeazzo I e mamma Beatrice d’Este. Già nel ’28 si ritrova a capo della città e compra il titolo di Vicario Imperiale da Ludovico il Bavaro, così da prendere posizione contro il Vaticano come da tradizione viscontea. Quattro anni più tardi, nel 1332, al governo si aggiungo i due zii, Luchino e il vescovo Giovanni e in tre tagliano fuori il quarto zio, Lodrisio, che guarda un po’ non la prende proprio benissimo.

Il risultato è una pesante congiura che vede  tutti i rivoltosi  catturati ed imprigionati nel castello di Monza; tutti tranne Lodrisio sfuggito alla cattura e non contento ci riprova a capo di una banda di mercenari contro il triumvirato visconteo, ma niente da fare. Appare Sant’ Ambrogio a cavallo ed i mercenari scappano, ma forse a far paura era un infiammato Luchino. Lodrisio questa volta è preso e gli tocca la prigione a San Colombano al Lambro.

Azzone intanto esercita l’Europa al mecenatismo impossessandosi del broletto vecchio e trasformandolo nella sua reggia personale, costruendo il Palazzo Ducale e chiamando Giotto a decorarlo. Nel frattempo costruisce anche la chiesa del palazzo, intitolandola a San Gottardo, una scelta obbligata per lui che soffre di gotta.

Muore nel 1339 seppellito nella sua arca funebre, opera di Giovanni di Balduccio e ancora oggi incredibilmente al suo posto, nell’abside di San Gottardo in Corte.