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Matteo Visconti, detto Matteo Magno

Matteo Visconti, detto Matteo Magno, nato ad Invorio il 15 agosto 1250 e morto a Crescenzago il 24 giugno 1322, era figlio di Teobaldo Visconti, quindi nipote dell’arcivescovo di Milano Ottone Visconti (primo signore di Milano della dinastia Visconti), e di Anastasia Pirovano.

La cosiddetta “casata dei Visconti” era in realtà un vasto gruppo di parenti e affiliati che compariva sin dall’undicesimo secolo. Questo gruppo si suddivise in diversi rami, alcuni insediati a Milano, altri nelle regioni tra l’alto Seprio e la valle del Ticino, con estensioni territoriali anche a Novara e persino nella regione della Brianza.

Dopo un periodo di crescita nel XII secolo, il ramo cittadino della famiglia Visconti attraversò una fase di difficoltà e di progressiva esclusione dalla vita pubblica ed economica verso la metà del Duecento. Nonostante ciò, i discendenti mantenevano stretti legami con l’ambiente ecclesiastico della città e avevano una forte presenza nella cattedrale, oltre a guidare importanti chiese e monasteri a Milano e nei dintorni.

Una delle poche informazioni documentate su Tebaldo, padre di Matteo, risale al 1255, quando fu nominato rettore della Val Leventina da Azzone, un parente e canonico della cattedrale di Milano. Oltre a Matteo, Tebaldo ebbe un secondo figlio, Uberto, che occasionalmente affiancò suo fratello nelle questioni politiche.

È probabile che Matteo Visconti abbia trascorso almeno parte della sua giovinezza lontano da Milano. Infatti, suo padre, come molti Visconti, fu costretto all’esilio insieme all’arcivescovo Ottone Visconti. Ottone fu nominato arcivescovo di Milano da papa Urbano IV nel 1262, ma Martino Della Torre, che rivendicava la carica per suo parente Raimondo, impedì al nuovo arcivescovo di entrare a Milano. Questo evento divenne il punto di riferimento per i nobili antitorriani esiliati negli anni precedenti, poiché i Della Torre erano al potere dal 1259. Nel 1276, Tebaldo Visconti fu catturato dagli intrinseci durante un’azione militare nell’Alto Seprio e venne successivamente decapitato in piazza a Gallarate.

Durante gli anni dell’esilio, Matteo Visconti sposò Bonacossa Burri, figlia di Squarcino, un membro di un’altra importante famiglia aristocratica milanese che era anch’essa ostile ai Della Torre. Il 21 gennaio 1277, Bonacossa diede alla luce il loro primogenito, Galeazzo. Nei venti anni successivi, Matteo e Bonacossa ebbero altri quattro figli maschi (Stefano, Marco e i futuri signori di Milano Giovanni e Luchino e sei figlie: Floramonda, Beatrice, Caterina, Zaccarina, Agnese e Achilla. Lo stesso 21 gennaio 1277, le forze dei Della Torre furono sconfitte a Desio dagli esuli guidati da Ottone Visconti, consentendo a quest’ultimo di tornare in città e di esercitare un potere straordinario per alcuni mesi.

Nel decennio successivo, non ci sono prove di un coinvolgimento diretto di Matteo Visconti nelle complesse vicende politiche di Milano.

Matteo Visconti, detto Matteo Magno

L’arrivo a Milano, nel 1278, del marchese Guglielmo VII di Monferrato con il titolo di capitano di guerra presto si trasformò in un tentativo di instaurare una signoria sulla città insieme ad alcune famiglie aristocratiche locali. Nel 1282, Ottone Visconti guidò un’insurrezione popolare senza ruoli istituzionali formali, che portò all’espulsione del marchese (alleatosi con i Della Torre). Si stabilì così un nuovo governo del Popolo, con la magistratura dei Dodici di Provvisione (che nel 1285 divennero anche Anziani del Popolo) al vertice.

L’ascesa di Matteo Visconti al potere è stata solitamente attribuita alla protezione offertagli dal suo potente zio, ma è indiscutibile che abbia agito con autonomia e abilità. Nel nuovo contesto politico, ottenne nel 1287 il titolo di capitano del Popolo dall’assemblea comunale, emergendo come un nuovo punto di riferimento per il partito popolare. Dopo aver ottenuto questo incarico quinquennale, che venne regolarmente rinnovato, Matteo sostenne la rinascita della Credenza di Sant’ Ambrogio, un’antica istituzione che rappresentava gli interessi dei cittadini di Milano nel corso del XIII secolo e che venne rifondata alla fine del Duecento come la Nuova Società della Credenza di S. Ambrogio.

Anche dopo la cattura e la scomparsa dalla scena politica di Guglielmo di Monferrato nel 1290, Matteo Visconti iniziò a costruire un dominio significativo oltre i confini della città. Nello stesso anno 1290, entrò a Novara e Vercelli, ottenendo il titolo di capitano del Popolo per cinque anni. Nel 1291, conquistò Como con la forza e ottenne la stessa carica per la stessa durata.

Nel 1292, si spostò con l’esercito a Casale e divenne nuovamente capitano del Popolo, questa volta per l’intero Marchesato di Monferrato. Un momento significativo di questa espansione fu la concessione del vicariato imperiale su Milano e la Lombardia da parte dell’imperatore eletto Adolfo di Nassau nella primavera del 1294. Nel frattempo, Matteo Visconti mantenne buoni rapporti con le città guelfe dell’Emilia e della Lombardia orientale, fornendo loro podestà e, se necessario, supporto militare.

Una svolta importante nella politica di Matteo Visconti fu il peggioramento delle relazioni con il Papa, soprattutto dopo che, nell’agosto 1295, alla morte di Ottone, papa Bonifacio VIII impedì l’elezione del nuovo arcivescovo milanese, favorendo il candidato della fazione dei Della Torre. Nel 1296, il comune di Milano perse la sua indipendenza politica a favore di una signoria confederata dei Della Torre, di cui fu nominato capo Marco Visconti, uno dei fratelli di Matteo.

I Visconti persero tutti i loro uffici pubblici e furono banditi dalla città. In risposta a questa situazione, Matteo Visconti decise di allearsi con i Guelfi neri fiorentini, che erano in contrasto con il papato, per cercare supporto militare e finanziario per il recupero di Milano. Nel 1297, Matteo ottenne un considerevole prestito dai fiorentini in cambio dell’invio di truppe a sostegno della loro causa.

Il 20 gennaio 1300, sotto la protezione delle truppe guelfe nere fiorentine, Matteo Visconti rientrò trionfalmente a Milano, ristabilendo il suo dominio sulla città. In seguito a questa vittoria, i Visconti iniziarono a rafforzare la loro signoria su Milano e la sua regione. Nel 1302, Matteo ottenne dal papa il permesso di conferire il vicariato imperiale su Milano e la Lombardia a suo nipote, Azzone Visconti, come sovrano di diritto del territorio. Nel 1303, ottenne il permesso di elevare la carica di capitano del Popolo a signoria ereditaria, consegnandola ad Azzone.

Nel corso degli anni successivi, continuò a consolidare il potere della sua famiglia sulla città e la regione circostante. Nel 1311 morì, ma il dominio dei Visconti su Milano e la Lombardia sarebbe continuato nelle mani dei suoi discendenti per molti decenni a venire.

Nota curiosa: poco prima della morte, Matteo Visconti venne scomunicato. Per questo motivo… scopri tutto…

Matteo Visconti
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