Palazzo Arcivescovile in una foto d'epoca
Palazzo Arcivescovile in una foto d'epoca

Palazzo Arcivescovile: tanta storia in un solo palazzo è difficile anche solo immaginarla. Tanto per cominciare la facciata del palazzo Arcivescovile poggia sulle mura romane repubblicane di cui si conserva traccia, mentre il palazzo prende il posto di una zona sacra, lo sappiamo grazie ad una serie di colonne e capitelli rinvenuti qui sotto.

Stiamo parlando di uno dei palazzi in assoluto più antichi di Milano, residenza vescovile fin al V secolo costruita dal vescovo Lorenzo e chiamata Casa di S. Ambrogio E di chi se no? Difficile immaginare l’aspetto originario, ma è facile pensare che avesse l’ingresso rivolto verso l’antica basilica di S. Maria Maggiore, lato Duomo per intenderci, mentre in piazza Fontana non avremmo trovato altro che l’orto del vescovo. Da qui a S. Stefano fino a S. Nazaro avremmo visto un’enorme tenuta di caccia, sempre ad uso del vescovo.

Il Barbarossa rade al suolo anche la secolare residenza, costringendo l’arcivescovo Galdino a ricostruirla da zero nel 1171, lavoro che viene completato da Ottone Visconti un secolo più tardi. Andiamo avanti ancora cent’anni ed è Giovanni Visconti nel 1354 che ingrandisce il complesso fino alle dimensioni attuali. Affreschi e bifore dell’epoca viscontea sono ancora visibili fortunatamente, testimoni di questa già lunga storia.

Non abbiamo più il palazzo di Giovanni che affacciava su piazza Fontana al posto della banca tristemente famosa e collegato da un ponticello direttamente al Palazzo Arcivescovile. Ci saremmo passati sotto per imbucare via S. Clemente. Anche Ludovico il Moro ci mette mano, ma il grosso delle modifiche arriva con S. Carlo Borromeo. La sua decisione è quella di prendere residenza stabile all’interno del palazzo che di conseguenza viene ristrutturato da capo a piedi ed ecco che appare così come lo vediamo oggi, con il portale principale rivolto in piazza Fontana ed il nuovo cortile interno, rifatto in luogo del precedente, ma decisamente più austero. Siamo in periodo di controriforma, ricordiamocelo.

Nel ‘700 ci mette lo zampino anche il Piermarini che nel frattempo progetta anche la fontana, cambiando il nome alla piazza, degna così di accompagnare l’ingresso a casa del Vescovo. Casa e galleria d’arte a partire dal 1950 grazie all’ arcivescovo Monti prima ed agli arcivescovi Ferrari e Schuster poi che ne arricchiscono notevolmente la collezione. Oggi è sede, oltre che dell’Arcivescovo e degli uffici più alti della Diocesi ambrosiana (la più grande del mondo!), anche della Curia e del Vicariato, nonché del Tribunale ecclesiastico, della Cancelleria, dell’Avvocatura e dell’Ufficio amministrativo.

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