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Pusterla Beatrice, l’avremmo trovata in Brera

Un giro alla scoperta di porte e pusterle della Milano di ieri ed anche di oggi

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Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...
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Pusterla Beatrice, scomparsa da due secoli quasi,  era una delle porte minori lungo le mura medievali di Milano.

Ci affidiamo a Bernardino Corio per mettere i punti sulle i a proposito del nome: nel suo Historia di Milano la definisce come «pusterla Braida del Guercio di Algisio». La spiegazione è la seguente: braida significa terreno incolto, esattamente quello che avremmo trovato da queste parti, mentre Guercio di Algisio era colui che donò questi terreni agli Umiliati, così che potessero costruire la loro casa.

Pusterla Beatrice, da dove arriva il nome quindi?

Fatto sta che la pusterla, restaurata nel 1232, venne poi trascurata fino a quando Lodovico il Moro decise non solo di rimetterla in sesto, ma di intitolarla a sua moglie, Beatrice d’Este. Da qui il nome che ancora oggi qualcuno ricorda, nonostante la pusterla sia stata demolita a metà del 1800.

Ma come era la Pusterla Beatrice?

Passandoci sotto avremmo notato un edificio rettangolare con un arco a sesto acuto ribassato con i battenti in legno: diciamo che notte tempo l’avremmo potuta scambiare per una abitazione un po’ grande.

Pusterla Beatrice
Pusterla Beatrice