In via Giulini, a pochi passi da Cordusio e Cairoli, si trova una chiesa davvero insolita: la Chiesa dei Santi Sergio, Serafino e Vincenzo Martire.
Piccola, quasi nascosta, è anche la chiesa più corta di Milano: appena sei metri di profondità e una pianta più larga che lunga. Ma la sua storia è tutt’altro che minuta.
Dalle origini longobarde a San Vincenzino
Le sue radici affondano nel lontano VIII secolo, quando la moglie di Desiderio, re dei Longobardi, fondò un monastero in via Camperio.
Il complesso, noto come Monasterium Novum, è citato nei documenti dal 1073, mentre la costruzione della chiesa risale al 1153.
Per secoli, San Vincenzino – così era chiamata – mantenne la tipica struttura dei monasteri di clausura, con aula unica e due facciate: una verso la strada, barocca (opera di Gian Domenico Richini), e l’altra verso il giardino, di transizione tra gotico e Rinascimento lombardo.
Soppressioni, trasformazioni e demolizione
Alla fine del Settecento la chiesa scampò alle soppressioni austriache, ma non a quelle francesi: Napoleone confiscò le opere d’arte e il complesso fu destinato a deposito.
Dal 1818 ospitò lo studio di Pelagio Palagi, architetto e scultore, poi tornò a essere magazzino e infine cinema (Cinema Dante, 1908).
In quell’occasione diversi affreschi vennero staccati e oggi sono custoditi tra la Pinacoteca di Brera e il Castello Sforzesco (opere di Aurelio Luini, Giovanni Paolo Lomazzo e Ambrogio da Fossano detto il Bergognone).
Il colpo finale arrivò nel 1964, quando la chiesa e il monastero furono demoliti per far posto a un complesso di uffici in via Meravigli.
Una nuova vita in via Giulini
Fortunatamente, le due antiche facciate furono salvate e ricomposte in via Giulini, dove ancora oggi costituiscono il fronte della chiesa ortodossa dei Santi Sergio, Serafino e Vincenzo.
All’interno troviamo l’iconostasi tipica delle chiese di rito orientale e resti di affreschi, tra cui un Cristo Pantocratore attribuito al Bergognone.
Nel 1996 la chiesa divenne ufficialmente parrocchia ortodossa, dedicata a San Vincenzo di Saragozza, San Giorgio di Randonez e San Serafino di Radov.
Una chiesa da record (e da scoprire)
La particolarità che la rende unica? La sua pianta di soli 72 mq, con una profondità minima e l’altare disposto lateralmente.
Più che una chiesa, sembra uno “stanzone” raccolto, ma che custodisce secoli di storia, arte e devozione.
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