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Siamo a Milano e ci lamentiamo

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Siamo a Milano e ci lamentiamo… A seconda di come la si legge, può essere sia una domanda che un’affermazione.

Nella sua versione interrogativa, la risposta che verrebbe da dare è legata al fatto che Milano è la città dove in tanti sognano di vivere e dove tutto sembra possibile. Coi suoi grattacieli, le sedi delle più importanti aziende italiane e straniere, con la sua vita notturna, fatta di locali e ristoranti, di teatri e di eventi. E quindi, perché mai una persona che abita qui dovrebbe lamentarsi? C’è tutto, si può fare tutto: praticamente un sogno!

Nella sua versione affermativa, siamo a Milano e ci lamentiamo diventa una sorta di diritto. Prova a viverci tu qui, con i ritmi che il vivere qui impone, con la paura di perdere un’occasione e poi chi lo sa se ricapiterà, con la concorrenza che è esponenziale. I milanesi sono sempre stressati.

Le parodie che ci vedono sempre agenda alla mano che riusciamo a fissare un appuntamento (usiamo questa parola anche per il fuori lavoro…) con un amico o un’amica a distanza di dieci giorni, non va così poi lontano dalla realtà. Quando due anni fa ci siamo chiusi in casa per via della pandemia, molti di noi hanno vissuto i primi giorni come se fossero in crisi di astinenza.

Siamo a Milano e ci lamentiamo

Eravamo in astinenza dal fare cose, dagli appuntamenti da segnare nell’agenda che pian piano si riempiva di righe prima e di pagine bianche poi… Ci mancava il dover correre e il lamentarci per il troppo da fare che avevamo, perché improvvisamente avevamo azzerato le nostre vite super incasinate.

Disintossicati da quella vita, ci siamo riscoperti felicemente pigri e molti di noi avevano giurato che non sarebbero più tornati a vivere come prima.
Le bugie hanno le gambe corte e oggi, con chiunque io parli, la solfa è sempre la stessa: sto lavorando più di prima! E così siamo tutti di nuovo stanchi, stressati, di corsa. E probabilmente felici così. Ma guai ad ammetterlo, noi siamo a Milano e abbiamo il diritto di lamentarci!

Nel libro “Io non mi lamento” (A Complaint Free World), l’autore, Will Bowen, sprona a provare a stare per 21 giorni senza lamentarsi. Per riuscire a capire fino in fondo quante volte al giorno ci si lamenta, invita a mettersi un braccialetto e a spostarlo sull’altro polso ogni volta che ci si lamenta per qualcosa. Mostra con uno schema che si resta mediamente sul giorno 1 per un paio di settimane, per poi arrivare felici al giorno 2 e restarci solo un giorno…

Ogni volta che ci si lamenta si riparte dal primo giorno. Per arrivare ai 21 giorni consecutivi possono volerci dai quattro agli otto mesi. Al di là degli eventuali risvolti psicologici che vivere senza lamentarsi potrebbe portare, la cosa che più mi ha colpito è il nostro irrefrenabile impulso al lamento. Ho pensato che potrei provare a mettermi un braccialetto e iniziare a vivere ponendo l’attenzione su come mi esprimo, sulla mia attitudine a brontolare. Ho solo un problema: non sopporto i braccialetti.

Esperimento finito ancora prima di iniziare, passerei il tempo a spostarlo da una parte all’altra lamentandomi che mi da fastidio, mentre corro da una parte all’altra della città, cercando di non perdere i pezzi della mia giornata per strada. D’altronde, vivo a Milano, avrò il diritto di lamentarmi!

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