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Omar Pedrini, l’amico ritrovato

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Potrei dire di conoscere Omar Pedrini da una vita, ma non sarebbe completamente vero.

O meglio, non sarebbe preciso: Omar fa parte della mia vita da grosso modo 30 anni, ma solo in tre o quattro occasioni ho avuto modo di parlare a 4 occhi con lui. La prima si è persa nella notte dei tempi: sono passati troppi anni e quel primo incontro è avvolto un po’ nella nebbia padana.

Corro via, ma non so se
fuggire o rincorrere
qualcosa forse chi

Quello che è certo però è che da allora, dai quei mitici anni ’90 Omar Pedrini è stato molto di più che la colonna sonora di buona parte della mia vita. E’ stato ed è il poeta ed ovviamente, il musicista, da cui in tante occasioni ho preso spunto. Una sorta di musa ispiratrice. Anche, e permettetemi il soprattutto, per come ha affrontato ed affronta la sua esistenza.

Bionda età seguimi, stai con me
La gente applaude l’uomo ed io vorrei
Tornare a casa mia

Sarebbe per me impossibile contare i ricordi che ho, legati a doppio filo ad una delle tante canzoni che sono passate dai miei cd, dalle cassette e quindi dal lettore mp3: mi accorgo però, e capita spesso, che ascoltando  una delle sue canzoni, ogni volta mi torna alla memoria un qualcosa: non necessariamente bello, ma certamente vissuto e sentito.

Come dimenticare per esempio un ritorno in auto dalla provincia di Novara, cantando a squarciagola, Davidone ed io, il cd Viaggio Senza Vento? E quel San Colombano al Lambro – Milano con l’ultima vera nebbia che abbia visto da queste parti?

Dove i sogni saranno reali
Dove tutti saremo uguali
Come se, come che, come se
Non ci fosse un domani

E poi l’ultimo concerto di dicembre 2019: prima volta nella mia vita in cui non sono riuscito a trattenere le lacrime dall’emozione nel risentire dal vivo alcuni brani. Non so descriverlo, davvero. So solo che ad un certo punto, durante Sangue Impazzito, una delle tante canzoni che ho nel cuore, le emozioni hanno preso il sopravvento: è stato come se i miei ieri, oggi e domani, si fondessero assieme. Per qualche istante è stato come convivere con 3 me stesso: quello di un tempo, quello di oggi e quello di domani.

Prendendo spunto dal titolo di una canzone, potrei definire Omar Pedrini un mercante dei sogni: di questo gli sarà sempre grato.

Per volare dove vorrai
Per sognare nuove realtà
Per scordare chi vive per
Dimostrare ma che cosa chissà

Il mese scorso sono stato a casa di Omar: un caffè ed una intervista che ho registrato e che conservo gelosamente sul mio telefono. Talmente tanto gelosamente che fino ad oggi non sono riuscito a trasformarla in quello che avrei voluto, ovvero un’intervista da pubblicare su queste pagine.

Ancora adesso, scrivendo questo, mi rendo conto di non esserne in grado: da qui la decisione di pubblicarla prossimamente come podcast. Sentirete un fiume in piena: avevo in testa 5/6 domande da fare ad Omar, ma è bastata la prima, ed unica, per immortalare il quadro che avrei voluto venisse fuori. Un ritratto di un uomo buono, sincero. Quello che mia nonna avrebbe definito un uomo dal cuore grande. Omar è davvero un uomo dal cuore grandissimo. Ed è impossibile, credetemi, non volergli bene.

Milano è una droga potente
Milano fai finta di niente
Ma il cielo che è sopra Milano
Lo tocchi se allunghi la mano

Poche settimane fa sono stato ad un suo concerto acustico in provincia di Milano e l’occasione è stata per me davvero speciale.  Confesso che mi ha fatto una certa impressione vedere mio figlio Nicholas stringergli la mano e salutarlo, mentre Omar mi faceva notare, dopo aver saputo che ha 19 anni, che ha la stessa età che avevo io quando seguivo i Timoria in giro per i concerti.

Ed è stato emozionante vedere Nicholas coinvolto da una musica che non conosceva ma che, rientrando, mi ha chiesto di poter avere. Due generazione, la stessa poesia, la stessa musica, le stesse emozioni.

Dove vai, dove vai… uomo del mondo?
“cerco chi è degno di me”

Ed è proprio un discorso di emozioni, non c’è niente da fare. Anche chi come me, fa fatica ad esternare ed a dimostrare i propri sentimenti, non può non venir conquistato da Omar. I suoi pensieri che trasforma in quelle che io definisco, lo ripeto, tanto poesie quanto canzoni, entrano dentro, nella parte più profonda. E da lì non si muovono più, emergendo alla bisogna. A me è successo tante volte: negli anni ’90 del secolo scorso, nel corso dei primi del 2000 e ancora oggi che, ridendo e scherzando, vedo i 50 dietro l’angolo. Eppure, esattamente come è successo stamattina, poco prima che mi mettessi a scrivere tutto questo, una canzone “Verso Oriente” ha cambiato non solo il mio stato d’animo, ma il corso della giornata.

E vado via
Vado via
Prendo il largo
Nessuno mi sentirà

Nel dare quindi l’appuntamento ai prossimi giorni a chi vorrà sentire quanto ci siamo detti Omar ed io, non mi resta che dire due cose. La prima è il titolo di questo scritto: “L’amico ritrovato” è un libro a cui sono particolarmente legato. L’ho letto la prima volta più di 35 anni fa, ma di tanto in tanto lo tiro fuori e lo rileggo. E mi piaceva l’idea di dedicare il titolo ad Omar. La seconda cosa, mentre aspetto con impazienza di sapere le nuove date per sentirti live, la dico direttamente a te Omar: Grazie. Davvero.Ti devo molto, moltissimo. Hai fatto molto più di quello che puoi immaginare.

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