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Danilo Dagradi
Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...

Se dovessi contare quante volte ho sbagliato in quasi 50 anni sono certo che perderei il conto nel giro di qualche minuto: sono talmente tanti gli errori che ho fatto nel corso della mia vita che sarebbe davvero un’impresa titanica.

Quello che so è che ogni volta che ho sbagliato, ho sempre chiesto scusa ed ho cercato di rimediare: non sempre ci sono riuscito, ma ho cercato di mettercela tutta. Errori grandi, medi, piccoli, enormi: ne ho fatti di ogni. E sempre mi sono preso carico dei miei sbagli, dando la colpa sempre a me stesso: mai nella vita ho incolpato altri o come spesso si sente, la “società”. A prescindere da tutto, l’errore mio è colpa mia. Punto.

Non so dire se questo mio comportamento sia quello corretto o meno: non lo so e francamente mi interessa poco. Per mia natura è questo quello che devo fare quando sbaglio.

Alla luce di tutto quanto sopra, capirete che è difficile che mi metta a discutere di errori altrui: ognuno gestisce la situazione come crede. Una deroga però mi sento di farla in occasione di quanto si legge oggi a proposito dell’errore sull’assegnazione della zona rossa alla Lombardia settimana scorsa.

Anche qui, mi scuserete se non entro nel merito di chi sia l’errore: non per altro, ma da quanto si legge, il rimpallo da una parte all’altra è già iniziato e non voglio mettermi nel mezzo. Ma a prescindere dal colpevole, l’errore è davvero grosso.

Una settimana di chiusura, come zona rossa prevede, di negozi e scuole, tanto per citare due esempi, ha prodotto come è facile intuire gravi perdite. Ed anche se è una componente importantissima, non mi riferisco solo a quelle economiche.

Il momento che il paese, anche se forse sarebbe più corretto dire il mondo intero, sta attraversando è già  complesso: errori che portano ad aggravare una situazione che, a prescindere dal punto di vista sanitario, è al limite della sopportazione; economia, socialità, cultura, scuola… parliamoci chiaro, hanno bisogno quanto mai prima di chiarezza.

Qualcuno (ma non so chi) potrebbe replicarmi che può succedere di sbagliare. Per carità: ho promesso che io sono il campione e non posso non pensare che sì, capita. Ma proprio come ho scritto mi aspetterei che qualcuno cercasse di porre rimedio a questo errore. E se “colui che ha sbagliato” non vuole confessarlo, beh, non stiamo parlando di Tizio o Caio, ma di istituzioni pubbliche. Dovrebbero trovare il modo di agire insieme per andare a sistemare quanto accaduto.

Non posso non pensare per esempio ai tanti negozi che in questi giorni hanno dovuto tenere abbassata la saracinesca: a loro cosa si può dire se non “abbiamo sbagliato, scusateci, ecco come intendo rimediare!”. E lo stesso ai tanti ragazzi che, ancora una volta, non hanno potuto frequentare la scuola, ma fare lezione davanti ad un pc: l’ennesima settimana di mancanza di socialità, di contatto con gli insegnati e le materie chi la ripagherà?

Quello che credo manchi, in quelle che una volta si chiamavano alte sfere, è il contatto con la realtà, un concetto che ogni giorno sembra sempre più evidente e una distanza che aumenta pericolosamente. L’ennesima dimostrazione sta nel fatto che qui, ai piani bassi, a nessuno interessa leggere e sentire i battibecchi tra le parti per scaricarsi a vicenda la colpa. Quello che ci si aspetta è un semplice ci spiace, adesso rimediamo. Banale, ma a quanto pare estremamente difficile.

sbagliando si impara
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