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Cosa avremmo potuto imparare ( ma siamo ancora in tempo)

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Danilo Dagradi
Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...

La sensazione che percepisco, soprattutto leggendo, in questi giorni è quella di “scampato pericolo”: mi accorgo, ma potrebbe essere solo una impressione, che in tanti sono tornati a fare, seppur con qualche limite ancora imposto, quello che facevano un anno fa.
Non entro nel merito del pensiero altrui: quello che sicuramente è vero, lo dico anche per sensazione personale, è che dopo un anno, in molti non ce la fanno (facciamo) davvero più: troppa la voglia di stare con gli altri, uscire, mangiare al ristorante, fare shopping.

Mi domando però allo stesso tempo se tutte quelle buone intenzioni che per mesi ci siamo detti e scritti qua e là sul web, siano davvero scomparse come la neve al sole. Mi pare, permettetemi la battuta, come quando al rientro dalle vacanze estive si torna in città con 10 mila buoni propositi e, immancabilmente, tutti vengono disattesi dopo un giorno.

Cerco quindi mettermi dalla parte dell’osservatore, un osservatore ovviamente coinvolto sotto molti aspetti, e cerco di capire cosa avremmo potuto imparare, quali insegnamenti cogliere da questo anno di “prigionia”.

Un dato su tutti mi dà sempre molto da pensare: leggendo qualsiasi articolo in merito si evince come l’uso del web sia esploso: non più principalmente uno strumento per lo svago (con i social al primo posto), ma un non luogo dove informarsi, fare acquisti, lavorare e studiare.
E questo ultimo verbo è quello che più mi fa riflettere: la dad, didattica a distanza, è stata fondamentale in alcune fasi e forse, dico forse, uno strumento del quale si è abusato nelle ultime settimane.

Non voglio entrare nella spirale del “le scuole sono sicure?” ma certamente un dato sullo strumento dad è a mio avviso evidente: dovrà continuare ad essere presente, ma in un modo diverso.

Ipotizzando il rientro a scuola di tutti i ragazzi, la didattica a distanza potrebbe essere quello strumento da usare per il recupero dei debiti, per il ripasso con il professore, per la preparazione degli esami, per il dopo scuola. Ogni qual volta sia possibile, organizzandolo in modo preciso, la didattica a distanza potrebbe non più essere un sostituto, ma complementare.

D’altro canto non serviva certamente la pandemia a farci sapere che i ragazzi si scambiano informazioni, anche scolastiche, via social network: ecco perché credo che l’utilizzo delle piattaforme create appositamente possa continuare ad avere una funzione importante, accompagnando i ragazzi anche in altri momenti della vita scolastica.

Certo, questo significherebbe dover implementare la rete internet, rendendola fruibile alla giusta velocità in ogni angolo del paese; vorrebbe anche dire formare nuovi insegnanti, affinchè possano affiancare quelli che svolgono il prezioso lavoro “tradizionale”.

Molte cose dovrebbero e potrebbero essere riviste: da un anno come quello che abbiamo passato, dobbiamo sforzarci tutti di trovare qualche cosa di positivo. Sempre.

avremmo potuto imparare qualcosa
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