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Milano, i miei 7 luoghi simbolo del 2020

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Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...

Un anno che ricorderemo. Questo 2020 ha scombussolato tutto e tutti.

Ed oggi, a pochi giorni dalla fine di questo anno bisesto, faccio anche fatica a guardare indietro. Mi pare che questi 12 mesi siano stati lungamente brevi. Un giorno forse saprò descriverli nel modo corretto.

Oggi però quello che voglio fare, è individuare e lasciare qui, a memoria, quelli che per me sono stati i 7 luoghi simbolo di quest’anno, non prima però di aver specificato che, almeno per una volta, arte e cultura non sono le caratteristiche essenziali per questa mia personale classifica.

  1. Esselunga. Indiscutibilmente al primo posto. Mi pare ieri di essere andato, di proposito, a fare le foto degli scaffali vuoti. Ricordo di aver visto, fotografato e postato su facebook. Per le prime 3 ore sono stato accusato di ogni cosa, anche di essermi inventato tutto. Poi dopo gli insulti, la triste verità. Ed era solo l’inizio
  2. via Mercanti. Non ricordo che giorno fosse di febbraio, ma ero lì. E ho fatto partire un video in diretta sempre su facebook. Come per il punto 1) i commenti erano non proprio il massimo. Ricordo, ed oggi sorrido, che in tanti scrivevano che era normale non ci fosse nessuno, che a quell’ora la gente era la lavoro. Secondo me mentivano sapendo di mentire. Tutti sapevano che quella situazione non era normale. Ma forse non ci si voleva credere.
  3. Castello Sforzesco. Durante il primo lockdown sono uscito per lavoro solo una volta. In realtà sarei dovuto uscire anche una seconda, ma non ce l’ho fatta: la prima ed unica uscita mi ha lasciato così male che non me la sono sentita di ripetere l’esperienza. In sella al mio scooter parto da zona San Siro ed arrivo al Castello. Lì, oltre a me, c’erano solo 2 carabinieri a cavallo ed una pattuglia della polizia di stato. Era una bella giornata di sole ma tutto era bruttissimo. Sarà un’immagine indelebile, ne sono certo
  4. Parco del fanciullo. E’ il parco sotto casa. Per oltre due mesi è stato l’unico luogo dove giravo. In tondo. Ho visto gli alberi cambiarsi l’abito, da quello invernale a quello primaverile camminando in mezzo a loro ogni giorno, più volte al giorno. Ho fotografato alberi spogli e poi pieni di germogli e quindi foglie, in quella primavera che, magari ricorderete, è arrivata con largo anticipo. E da questo parco per settimane sono arrivati gli unici suoni che sentivo: i suoni della natura. Una, forse l’unica cosa bella di quel periodo
  5. Ospedale San Raffaele. Non l’ho visto dal vivo, ma ho sentito le sirene dell’ambulanza che sembrava non smettessero mai di passare attraverso un telefono. Ho visto scatti fotografici di questo ospedale che ancora oggi a ripensarci non mi sembra vero.
  6. Piazza del Duomo. Non c’ero ma ho visto il servizio di Christian Pradelli per Mitomorrow. Sembrava fantascienza. Sembrava un altro mondo, non il mio. Piazza del Duomo non poteva essere così spettrale, con i soli piccioni e nessuno altro. Delle tante immagini viste della piazza più famosa di Milano, quelle sono state le più toccanti per me.
  7. Rebelot. Beata ignoranza. 5 marzo 2020, ore 19.00. Aperitivo di lavoro. Era la settimana del “Milano non si ferma“. Ci avevo creduto. Quella che in tanti definiscono la vecchia normalità per me è finita lì, in quel locale, dopo uno Sbagliato ed una ciotola di patatine.

milano 2020
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