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Mi adeguo, ma non capisco

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Danilo Dagradi
Abbandonata agli inizi degli anni 2000 una carriera tra numeri e percentuali, riscopro la passione per Milano e la sua storia ma senza pensare che potesse diventare un lavoro. Con la nascita dei primi social network, avvio un'attività incentrata sulla gestione della comunicazione attraverso anche questi strumenti. Attività che svolgo tutt'ora come Social Media Strategist per aziende e professionisti. Con l'avvio del progetto Milano da Vedere prima e Se Parla Milanes in un secondo momento, divido le mie giornate tra la storia di Milano ed i numeri dei social network...

Domenica 20 dicembre: il mio glorioso cavetto di ricarica dello smartphone, spelacchiato da mesi, maltrattato da sempre, buttato qua e là, ieri ha deciso che non ce la faceva più a sopportare le mie angherie ed ha smesso di… ricaricare.

Dispiaciuto ma neanche poi tanto, inizio ad entrare in ansia quando mi accorgo che la batteria segna un preoccupante 35%. Per chi come me ha la necessità (purtroppo?) di avere sempre il telefono acceso, quel terzo di batteria è un segnale preoccupante.

Decido quindi di non rischiare ed andare subito a comprare un cavetto nuovo. In fin dei conti ho un Unieuro poco distante.

Esco, pochi minuti ed arrivo. Chiuso. Il cartello mi ricorda le disposizioni del DPCM: grosso modo capisco quel che c’è scritto, ma noto che le ultime righe indicano che i negozi, quelli non nei centri commerciali, sono aperti.

Mi sento fortunato, sapendo che proprio sotto i miei più c’è l’Esselunga: una rampa di scale ed eccomi. Giro tra i 400 mila scaffali fino a trovare quello “audio-video”: un nastro rosso a forma di X mi riporta alla realtà. Il cartello mi ricorda, e due, cosa dice il dpcm: oggi, domenica, non si possono comprare queste cose.

Vorrei entrare in polemica con qualcuno, ma sono da solo e quindi litigo con me stesso: ma internet non era considerato un “bene primario” e quindi la ricarica del cellulare uno strumento fuori da questi divieti?

Non conosco la risposta e a dirla tutta cerco di pensare ad altro. C’è un ragazzo che sistema altri scaffali e chiedo a lui: “scusa ma oggi ho modo di comprare da qualche parte un cavetto di ricarica del cellulare?” La sua risposta è grosso modo questa: “prova in autogrill, magari loro se ne fregano. Ma non so proprio, mi dispiace”.

Decido che l’avventura in tangenziale non fa per me, quindi quasi rassegnato, ricordo che non troppo distante c’è un negozio, Mediaworld: se quelli di Unieuro hanno specificato che i negozi sono aperti, lo sarà anche quello della catena concorrente no?

Ed infatti arrivo, vedo il parcheggio aperto. Ottimo segnale. Peccato che la fila per entrare era di una lughezza che neanche nei peggiori video che giravano durante il primo lockdown.

Batteria al 30%. Decido che me la faccio bastare fino a domani. Chiudo tutte le app inutili, abbasso la luminosità dello schermo e via.

Lunedì, ore 8,54. Batteria al 7%. Sono davanti all’Unieuro.

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