giovedì, Aprile 18, 2024

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Marco Bugatti e le 5 canzoni della tradizione popolare milanese

Marco Bugatti è un cantautore milanese, già attivo dai primi anni 2000 con il suo gruppo Grenouille, e ora come solista. I suoi brani pescano dal rock, dal punk ma pure dal cantautorato italiano e dalla canzone popolare.

Come “Pronto soccorso”, l’ultima uscita di Marco Bugatti, che è basata sugli accordi di La luna è una lampadina di Enzo Jannacci. Oggi ci porta in giro per Milano per scoprire cinque posti della città tramite cinque brani della tradizione popolare milanese.

Mi sono chiesto spesso “Perché amo così tanto la musica punk e provo gli stessi sentimenti per la musica popolare milanese?” Il motivo è che hanno molte cose in comune: sono due generi che vengono “dal basso”, parlano quasi sempre di emarginati, in modo assolutamente libero (nella canzone folk milanese argomenti come sesso, delinquenza e addirittura omosessualità la fanno da padroni), ma soprattutto sono forte espressione della realtà sociale nella quale sono immerse e lo sono raccontando il proprio territorio. Per questo, quando mi è stato chiesto di scrivere questo articolo, sono andato in brodo di giuggiole. Cominciamo.

marco bugatti
marco bugatti

5 canzoni della tradizione popolare milanese

PORTA ROMANA BELLA

https://www.youtube.com/watch?v=qn8VenwF5lc

“Porta Romana bella, Porta Romana… Ci son le ragazzine che te la danno”. Qualsiasi milanese DOC conosce questi versi. La canzone è stata scritta nel XIX secolo e appartiene alla tradizione della Ligera, la mafia milanese. Parla del quartiere dove si trova S. Vittore, prigione costruita dopo l’unità d’Italia sullo scheletro di un vecchio convento di Cappuccini. L’hanno cantata in molti e ne esistono varie versioni, ma tutte parlano o almeno accennano al mondo della malavita.

Tutti conoscono Renato Vallanzasca, pochi conoscono Ezio Barbieri. Quest’ultimo girava a bordo di una Lancia targata 777, numero del centralino milanese della polizia e, per garantirsi l’omertà da parte dei suoi concittadini, spesso condivideva la refurtiva con i poveri del quartiere. Da qui i versi della canzone: “Sette e sette e sette fanno ventuno, arriva la volante e non c’è nessuno”.

FACEVA IL PALO

https://www.youtube.com/watch?v=4gCP_is0PxQ

Il quartiere dell’Ortica. Ora è coperto di graffiti che ne ricordano la storia, e la sua balera, ex dopolavoro ferroviario, è ritrovo di hipster e appassionati di rock anni ’50. Prima ancora fu quartiere operaio, grazie a fabbriche come la Innocenti, ma deve il suo nome ai campi di ortiche, con cui i milanesi facevano il risotto. Ha una magia tutta sua questo posto, sembra un piccolo paesino, non un quartiere di Milano. Se avete mai visto Benvenuti al Nord, nel finale Bisio e Siani mangiano al Gatto Nero, una vecchia osteria dove, a volte, si ritrovava la cricca Fo, Gaber, Jannacci. Si dice che le serate finissero spesso cantando fino all’alba. In Faceva il palo, l’Ortica viene citata in una storia molto divertente di malavita di periferia, ma la “banda” di cui parla si dice sia una metafora di quella piccola cricca di cantautori e di artisti. Orgoglioso di averci mangiato prima che chiudesse.

ANDAVA A ROGOREDO

https://www.youtube.com/watch?v=l3de55ZNXPg

Quella di Rogoredo purtroppo è una storia triste, come questa canzone di Enzo Jannacci. Vi si racconta di un uomo buono (uno che “non è mai stato capace di dire di no”), che incontra una donna di Rogoredo, appunto, quartiere della periferia sud est di Milano. Quando gli chiede 10.000 lire per comprarsi un krapfen e lui glieli dà immantinente, lei scappa con i soldi. Da allora l’uomo gira, gridando, per il quartiere, pregandola di non lasciarlo, ma in realtà più che il suo amore rivuole indietro il suo denaro. Il nome Rogoredo deriva da “campo di rovi” ed è sempre stato sinonimo di periferia. Popolatosi grazie a industrie chimiche e acciaieristiche prima, e al quartier generale di Sky poi, da anni è al centro delle cronache per il suo famigerato “boschetto”, una delle più grandi piazze di spaccio di eroina del nord Italia. Così come nella canzone che lo cita si mischiano amore e ruberia, nel quartiere di Rogoredo degrado e iniziative culturali convivono, ricordandoci che la vita e il mondo sono pieni di contraddizioni.

LA BALLATA DEL CERUTTI GINO

https://www.youtube.com/watch?v=IgGcek6qd10

A differenza delle canzoni che ho citato in precedenza, questa è stata scritta da Gaber interamente in italiano e, forse per questo, è maggiormente conosciuta. Viene citata anche dagli Articolo 31 in La fidanzata. Recita:

“Il suo nome era Cerutti Gino, ma lo chiamavan Drago.

Gli amici al bar del Giambellino dicevan che era un mago”

Il Giambellino non è in realtà un vero e proprio quartiere, ma è il nome di una via, che si può però facilmente identificare con il quartiere Lorenteggio, alla periferia sud ovest di Milano. Zona di palazzoni e case popolari, anche il suo nome ha origini botaniche e deriva dalla parola latina “laurus” che sta a indicare la pianta di lauro. Come quasi tutte le canzoni popolari milanesi, anche questa ci fa fare un viaggio nella periferia, parlando di un ventenne squattrinato che cerca di rubare, senza successo, una Lambretta. Purtroppo qualcuno fa una soffiata e il povero Gino finisce a S. Vittore, graziato poi dal giudice che lo fa uscire “col condono”. Il bar citato nella canzone è realmente esistito, al civico 31. Era uno di quei bar di una volta, con sala biliardo annessa. Ora è gestito da una famiglia di cinesi che di cognome fa Hu e che ha trasformato la sala di biliardo in un magazzino. I tempi cambiano. Anche il Gino è realmente esistito. Era il gestore del bar, che allora portava il suo nome.

O MIA BELA MADUNINA

https://www.youtube.com/watch?v=JMCxmzFyYGU

Piazza Duomo, con la sua cattedrale, è il simbolo di Milano per eccellenza. Tutti conoscono questa canzone e questa piazza ma voglio provarci comunque. Voglio provare a stupirvi, tentare un finale con il botto. O mia bèla madunina è, da quando è stata composta nel 1934, l’inno della mia città. Tutti ne conoscono il ritornello, ma penso che pochi siano in grado di recitarne le strofe. Beh, il caro Giovanni d’Anzi prima calca la mano sul tipico campanilismo nostrano, scrivendo:

“Dicono che la canzone nasce a Napoli… io spero che non si offenderà nessuno se cantiamo un pochino anche di noi… adesso c’è la canzone di Roma magica… roba tragica, mi sembra esagerino un po’… speriamo non venga la mania di mettersi a cantare Malano mia

Per poi chiudere con “su, venite senza paura, noi via daremo una mano, tutto il mondo è paese, siamo d’accordo, ma Milano è bella e grande” sottolineando che la freddezza del milanese è solo apparente e nasconde un animo accogliente e altruista. Per quanto riguarda la piazza e la sua cattedrale, non vi parlerò della madonnina o delle palme, o dei neon che la sovrastavano negli anni ‘80 o del fatto che una volta fosse trafficabile, ma vorrei raccontarvi due aneddoti. Il primo riguarda l’espressione “a ufo”, che per molti italiani significa “a scrocco”.

Questo modo di dire deriva dalla scritta che contrassegnava i barconi che dalle cave di marmo di Candoglia arrivavano fino al Laghetto di S. Eustorgio (oggi via Laghetto). A.U.F. era acronimo di “ad usum fabricae” e indicava che queste imbarcazioni erano esenti dal dazio doganale e quindi non pagavano: passavano appunto “a scrocco”. La seconda cosa che vorrei descrivervi è la “statua della Legge Nuova”. Con la sua corona stellata e la sua fiaccola alzata nella mano destra, ci guarda dall’alto della facciata della cattedrale e si dice sia stata di ispirazione a Frederic-Auguste Bartholdi per la realizzazione, nientemeno, della Statua della Libertà di New York.


A proposito di Marco Bugatti nel 2023 abbiamo scritto: 

Si chiama Fare casino il nuovo singolo di Marco Bugatti. È un singolo che fa casino? Tutto sommato sì: si tratta di un pezzo rock con delle belle schitarrate, che invita ad alzare “la musica a palla (che stasera si balla)”.

È anche un singolo però che porta in dote un ritornello di quelli appiccicosi, che li ascolti una volta e ti restano in testa per tutto il giorno, e questo è sempre uno degli scopi di chi scrive una canzone. Viste le premesse e dato il titolo del brano, abbiamo chiesto a Marco Bugatti di elencarci i migliori posti, a suo parere, dove “fare casino” a Milano.

Marco Bugatti ci racconta i posti di Milano dove fare casino

1 – Le piazze:

Dovremmo ricordarci sempre che la vita vera è quella vissuta fuori dai nostri device. Il nostro diritto al dissenso è una conquista sociale che non è sempre stata garantita e che, in alcuni posti del mondo, non lo è mai stata. Per questo, quando qualcosa ci indigna, abbiamo ancora la possibilità di scendere in piazza e fare casino. Io, a differenza di Giorgio Canali (che ha scritto una bellissima canzone a riguardo dal titolo Regola #1), sono per il dissenso civile, senza danni alla proprietà privata o scontri con la polizia. Ma gridare in faccia al potere quello che pensiamo di lui non la considero una forma di violenza, ma una necessità.

2 – La Balera dell’Ortica

“Faceva il palo nella banda dell’Ortica, ma era sguercio e non ci vedeva quasi più…” cantavano Jannacci e Svampa negli anni ’60. Questo quartiere di Milano, attaccato a Lambrate, è pregno di storia. C’era una trattoria all’Ortica, apparsa anche nel finale del film Benvenuti al Nord.

La leggenda (confermatami direttamente dal vecchio gestore) vuole che nel secolo scorso si ritrovassero in quel locale i più importanti esponenti del cantautorato milanese, quelli che fondevano il jazz con la canzone francese e con il blues, per intenderci. Dopo aver mangiato (mangiato e ben bevuto), chitarra alla mano intonavano i più celebri stornelli popolari, per la gioia del pubblico non pagante che cantava assieme a loro in un clima festante da vecchia osteria. Ora quel locale ha chiuso, ma c’è un altro posto dove fare casino adesso: la Balera dell’Ortica.

Vecchio dopolavoro ferroviario del quartiere, quando la moderna stazione di Lambrate non era ancora stata costruita, è stato soggetto di un’intelligente opera di riqualificazione e si presenta oggi come una bocciofila frequentata dai migliori hipster di Milano. Nonché balera specializzata in rock anni ’50. Se volete sentirvi per una sera come Marty McFly al ballo “incanto sotto al mare” dovete farci un salto per forza, prima o poi.

3 – I circoli ARCI

Indipendentemente da come la pensiate politicamente, i circoli ARCI sono di fatto una delle poche realtà che può permettersi di dare spazio a voci artistiche fuori dal coro. Se avete passione per le arti, avrete capito da tempo che i media generalisti danno spazio soltanto a una ristrettissima cerchia di artisti, promossi compulsivamente e con schizofrenia, in modo da minimizzare il rischio dell’investimento e massimizzare il profitto.

Non esistono canali che danno voce all’alternativa, non esistono mezzi di informazione di massa che si occupano di chi è bravo ma non è all’interno del giro. Ecco, spesso, se volete promuovere o supportare qualcuno di questi artisti, la soluzione sono i circoli ARCI. Il Magnolia, il Cicco Simonetta, l’Arci Bellezza. Sono tutti (o quasi) promotori di eventi musicali, performance teatrali, mostre fotografiche e chi più ne ha più ne metta. E in più ti puoi ubriacare senza pagare con un rene.

4 – Il Cinema Mexico

Altro posto storico di Milano. Quasi un simbolo. Una storia romantica, quella del Mexico… la storia di un signore appassionato della settima arte, che acquista una vecchia sala anni ‘50 e decide di proiettare rassegne d’essai e film d’autore. Per qualche tempo ce la fa, poi non riesce più a pagare i conti e molla. Dopo qualche tempo però il suo amore per il cinema è così forte che ci riprova.

Da allora il locale è tenuto in vita dalla newsletter e dai passaparola degli appassionati, che lo supportano con lo stesso calore e la stessa passione che il signor Sancassani (questo il nome del gestore) mette nel tenere in vita il suo locale. Qui, nel 1977, due anni soltanto dopo l’uscita in America, Antonio mette in scena il Rocky Horror Picture Show, un musical sulla fluidità sessuale in tempi non sospetti, che pesca a piene mani nella musica della scena underground newyorkese come i New York Dolls (la band che ha ispirato i Sex Pistols, per dirne una). A recitare sul palco, un giovanissimo Claudio Bisio. Da allora lo spettacolo si ripete con cadenza annuale, con tanto di cosplay e pistole ad acqua per ricreare il temporale delle scene iniziali. Durante quella serata, decisamente un posto dove fare casino!

P.S.: ho avuto anch’io il piacere di cantare in una serata a tema Rocky Horror, ovviamente non al Mexico, ovviamente nella parte di Frank n Further. 😉

5 – Anger Games

Nel video del mio nuovo pezzo mi sono divertito a fracassare un po’ di cose. Avevo da sempre quest’idea in mente e la volevo realizzare, ma le incognite erano troppe: dove posso trovare un posto abbastanza grande? Cosa spacco? Come faccio a portarlo sul posto? Come faccio poi a ripulire tutto?

Era davvero un grande casino, tanto per stare in tema. Ma fortunatamente a Milano c’è un posto dove puoi spaccare tutto quello che vuoi e poi pensano loro a ripulire! Si chiama Anger Games e si trova in via Graziano Imperatore al 31. Giuro che non mi hanno pagato per questo mega spot, è solo che dopo aver fracassato un po’ di bottiglie, di televisori e anche un oggetto a sorpresa, che non vi spoilero per non rovinarvi la visione del video, sono uscito da quel posto molto più rilassato. Consigliatissimo a tutti per sfogare un po’ di stress di questa vita frenetica.

6 – Carroponte

Questo posto non si trova effettivamente a Milano, ma a Sesto San Giovanni. Vecchia città proletaria, chiamata la Stalingrado della Lombardia, ora lentamente riqualificata a posto per la nuova borghesia, Sesto era uno dei covi dei vecchi movimenti estremisti di sinistra e delle vecchie Brigate Rosse negli anni di piombo, che si fondevano e si mimetizzavano con la classe operaia di allora.

Le vecchie fabbriche ora non ci sono più, ma esiste ancora un vecchio carroponte riqualificato a spazio per eventi musicali. Le serate ospitano artisti di grandissimo livello, ma se non si è interessati alla musica si può tranquillamente passare la serata a bere qualcosa assieme agli amici negli spazi circostanti. Il mio consiglio comunque è di testare questo spazio durante uno dei concerti degli artisti di punta. Sceglietene uno che vi piace e buttatevi nella mischia per fare un po’ di casino!

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