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Il mondo psichedelico di Dada Sutra al Cox18

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Dada Sutra è il progetto che nasce dalla volontà di Caterina Kaj Dolci e che unisce i musicisti Vincenzo Parisi e Giacomo Carlone.

Lei è nata in Svizzera, milanese d’adozione, con contaminazioni che arrivano dalle tradizioni artistiche della Russia, della Svezia, passando per la Mongolia. Caterina, dopo anni di studi di chitarra classica, inizia a scrivere canzoni: brani che uniscono una forte vena punk a trame di stampo minimalista, dalle tinte oscure e caratterizzate da una spiccata componente onirica.

Sue figure di riferimento sono artiste del calibro di PJ Harvey, Laurie Anderson, Diamanda Galàs. Dopo aver studiato basso elettrico con Augusto Gentili e, presso i Civici Corsi Jazz a Milano, con Mino Fabiano, attualmente sta approfondendo lo studio del canto contemporaneo con Laura Catrani. Proprio in questi mesi lavora al suo primo album.

Dada Sutra – foto di Simone Pezzolati

Il mondo psichedelico di Dada Sutra al Cox18

Via Conchetta e lo storico Cox18 che da sempre ospita concerti controcorrente, qui dentro avrete avuto modo di conoscere band che non avreste potuto conoscere altrove, una piccola famiglia musicale e letteraria dove è ancora possibile andare a vedersi un concerto di un nome indipendente, di quelli indipendenti davvero, mangiarsi una polenta rubando per sbaglio il pane del proprio vicino di tavolo, e trovarsi Dada Sutra qui davanti, un progetto atipico, contorto, stratificato, indefinibile.

Caterina Kaj Dolci ha un caschetto preciso, un mantello di tulle rosso che si avvolge addosso, gli occhi spesso chiusi e una voce che, dopo questo live, riconoscerei tra mille. Brani in mille lingue diverse, italiano, inglese, francese, lei voce e basso, Vincenzo Parisi alle tastiere, Giacomo Carlone alla batteria.

Dada Sutra - foto di Simone Pezzolati
Dada Sutra – foto di Simone Pezzolati

La cosa che più colpisce del progetto Dada Sutra (ex Sandra Vesely) è come sia naturale e incredibilmente coerente il poter fare tante cose diverse, il muoversi da una lingua all’altra, il sapersi equilibrare tra influenze che vanno dal jazz al post punk, andando ad infiltrarsi anche in mondi finora sconosciuti, passando da una cover (una bellissima e personale Red Right Hand di Nick Cave) e brani propri, senza mai rischiare di risultare incoerenti. Una formazione coesa che sembra convivere nelle migliori intenzioni di fare qualcosa di meraviglioso.

Se vi dovesse capitare, non perdetevi Dada Sutra


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