Alberto Ascari

Alberto Ascari: un personaggio enorme nella Milano dell’immediato dopoguerra. Una carriera folgorante purtroppo tragicamente breve. Nel cuore degli appassionati c’era lui: un volante, l’acceleratore, l’odore della benzina; a Monza suggellava il duello personale con l’amico Fangio che si ripeteva sulle piste di mezzo mondo.

Nasce a Milano il 13 luglio del 1918 da famiglia veneta e già avvezza ai motori; approccia inizialmente alle moto nel 1936 per poi passare nel 1940 alle auto e diventare l’uomo dei record.  La guerra sospende le corse e costringe Ascari alle riparazione dei veicoli militari insieme all’amico Villoresi, altro signor pilota di quegli anni.

Finita la guerra, Villoresi gli procura un contratto con la Maserati e si ricomincia da dove si era lasciato. Nel ’49 il passaggio alla Ferrari di Enzo, colui che gli aveva fornito la sua prima vettura da gara nel lontano 1940. Con la Ferrari nasce la leggenda di Ascari.

Vince tutto, vince sempre in duelli memorabili con Fangio.  Il primo titolo mondiale arriva nel 1952 per ripetersi subito l’anno dopo. Nel 1954 prova a vincere di nuovo con la scommessa Lancia, ma per le prime gare non è raro trovarlo a bordo di Maserati e Ferrari perchè l’auto Lancia non è ancora pronta per la F1.

Il 1955 lancia brutti segnali: già a Monaco una macchia d’olio lancia l’auto di Ascari fuori dal tracciato e dritto in mare, lasciandolo quasi illeso. Solo qualche giorno dopo viene invitato a Monza a provare una Ferrari con l’amico Villoresi. Tre giri di prova, ma l’ultimo gli è fatale. In uscita dal curvone oggi intitolato a lui, perde il controllo ribaltandosi.

Muore così, nel tempio dell’automobilismo, uno dei più grandi piloti che le piste ricordino. Ancora suoi il record di vittorie in una stagione (percentuale), di giri veloci oltre l’ultimo italiano a trionfare in Formula 1.

Oggi riposa al Monumentale.


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