Villa Mirabello

Eccoci davanti a  Villa Mirabello:  Siamo di fronte all’ennesima perla nascosta tra le vie di questa città mai abbastanza valorizzata. Lo ripetiamo sempre: alzate gli occhi, curiosate.

Chi lo farà nei pressi di Viale Zara si troverà in via Villa Mirabello dove scoprirà con stupore la villa omonima. E chi sta pensando a qualche villa settecentesca anonima si sbaglia.

Villa Mirabello possiamo considerarla la sorella minore della Bicocca degli Arcimboldi. Qui ci si trova davanti al puro quattrocento milanese, raro esempio di villa suburbana, ossia la seconda casa della nobiltà cittadina rinascimentale. Mattoni, finestre a sesto  acuto, decorazioni a graffito come fosse un castelletto, insomma qualcosa che mai ci si aspetterebbe di trovare a Milano, soprattutto in una via qualsiasi a due passi dalla fermata Zara.

Costruita nei primi del ‘400 in aperta campagna e sopra una proprietà già di Filippo Maria Visconti, era l’ ideale per lo svago e le battute di caccia. Sicuramente la pensava così anche chi nel 1445 la acquista dalla famiglia Mirabello. Stiamo parlando di Pigello Portinari, personaggio centrale della Milano sforzesca. Il Portinari infatti era il direttore di filiale del banco mediceo con sede nell’odierna via Bossi ed alle dipendenze dirette di Cosimo De Medici.

Pigello è anche il committente di un’altra perla milanese ovvero la Cappella di San Pietro Martire in Sant’ Eustorgio, meglio conosciuta come Cappella Portinari, capolavoro del rinascimento italiano. Qui veniva dunque a svagarsi fuori città come, dopo di lui, faranno i Landriani ed i Marino fino alla metà del ‘500 quando la villa sarà declassata al rango di cascina e come tale attiva fino ad inizio novecento.

Prima che la città la divorasse nel 1916 viene restaurata dal Perrone e nel 1930 è Ambrogio Annoni a metterci mano nuovamente, anche con alcune modifiche ed aggiunte come il loggiato ed il camminamento coperto. L’interno conserva affreschi riconducibili ai Landriani e vari cicli decorativi, con tanto di fontana nel cortile opera del Beltrami.

Dal 1916 è sede della Casa di lavoro e patronato per i ciechi di guerra di Lombardia.


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