Viale Papiniano a due passi, ecco San Vincenzo in prato
San Vincenzo in Prato

Viale Papiniano, non solo mercato

Lo sappiamo, siamo già stati in un precedente giro per viale Papiniano, ma che volete: ci piace l’idea di tornare a controllare di aver visto tutto.

Viale Papiniano a due passi: ecco San Vincenzo in Prato
San Vincenzo in Prato

Scherzi a parte, magari farete fatica a crederci ma lungo questo viale e nelle varie traverse è possibile scovare dei veri e proprio gioielli. E’ il caso di San Vincenzo in Prato: sorta in una località detta “Pratum” (da qui il nome) i monaci benedettini qui si insediarono intorno al IX secolo; costruirono qui l’attuale chiesa, ma  non si ha certezza se subito o due secoli dopo in quanto probabilmente ne esisteva già una e quella che vediamo sia stata modificata. Sorte difficile poi quella di San Vincenzo in Prato: sconsacrata dai francesi ed usata come magazzino e poi come caserma, venne usata addirittura come fabbrica di prodotti chimici agli inizi del 1800. Solo verso la fine del XIX secolo tornò ad essere una parrocchia.  Entrate a buttare un occhio, rimarrete stupefatti se non lo avete mai fatto. E intanto che ci siete guardate anche cosa c’è nel giardino tutt’attorno. Storia ovunque.

Non lontano da viale Papiniano

Viale Papiniano a pochi passi : c'era una volta San Calocero
San Calocero

Siamo sempre in zona, viale Papiniano è poco distante da noi: sentiamo le voci di chi vende al mercato. Ma noi ci dirigiamo verso via San  Calocero non senza sentire dentro una sensazione di “vuoto”. Lo stesso vuoto che ha causato prima la guerra (la seconda guerra mondiale) e subito dopo un poco di menefreghismo meneghino: qui avremmo infatti trovato la chiesa di San Calocero distrutta dalle bombe e lasciata poi in uno stato di abbandono fino alla sua demolizione.  Tiriamo un sospiro e proseguiamo, verso via Ariberto, dando uno sguardo alla Madonna che sopra le nostre teste all’incrocio controlla il passaggio. Da qui prendiamo Corso Genova: questa strada è relativamente nuova, essendo stata costruita dopo l’unità d’Italia per collegare il centro alla stazione di Porta Ticinese o come la chiamiamo noi oggi di porta Genova.

Arriviamo in piazza della resistenza partigina: in mezzo, vigile ecco la statua di Cesare Correnti. Salutiamo con rispetto ma gli occhi ci diventano subito rossi pensando che qui avremmo trovato l’antica pusterla dei Fabbri, parte delle mura medioevali e demolita nel 1900. Sono notizie che fanno male, lo sappiamo. E poco cosa fa (anche se è meglio di niente), sapere che al museo civico del Castello Sforzesco una parte è stata ricostruita.

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